Sono cominciate solo da qualche giorno (e dureranno in totale 11 settimane, di cui nove tra la Toscana e Cinecittà) le riprese del nuovo film Miracolo a Sant’Anna del regista afroamericano Spike Lee ed è già polemica. D’altronde quando ci sono di mezzo fatti storici e, come in questo caso, tragedie a lungo sottaciute, il rischio di urtare la sensibilità di qualcuno è molto alto. Il fatto che sarà raccontato nella pellicola risale al 12 agosto 1944, quando quattro compagnie delle SS comandate dal maggiore Walter Reder giunsero a Sant’Anna di Stazzema, nelle colline sopra Lucca facendo strage di 560 persone, fra cui soprattutto anziani donne e bambini. Una sentenza della Corte militare d’appello di Roma aveva già condannato all’ergastolo nel novembre 2006 tre nazisti accusati di essere i mandanti dell’eccidio, che sono tuttora a piede libero in attesa, domani, della sentenza del processo d’appello. Un’azione premeditata di terrorismo dunque è la vera identità di quella strage, che, secondo una sezione versiliese di amministratori, politici e storici locali, rischia invece di passare come il risultato di una rappresaglia alla resistenza dei partigiani nel film di Spike Lee. « è una ricostruzione cinematografica fasulla che non tiene conto della realtà storica», accusa la sezione Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Pietrasanta, «è incredibile che ancora oggi si riproponga come causa della strage di 560 civili la presenza dei partigiani a Sant’Anna». Diversa l’opinione del sindaco di Stazzema Michele Stilicani, secondo il quale la scena incriminata del film in cui «un nazista chiede al prete del paese dov’è un inesistente partigiano chiamato Papalla e se ce ne sono altri in montagna è una scena che non modifica la storia. […] Vorrei rassicurare l’Anpi che i valori della Resistenza non saranno stravolti e sono certo che Spike Lee farà un capolavoro».

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