«Diario del capitano, data astrale 8 settembre 1966. L’equipaggio è pronto ad accendere i motori dell’Enterprise; destinazione: la prima serata della NBC». Forse non è andata esattamente così, ma a quarantacinque anni dal debutto in televisione di Star Trek è impossibile non pensare alla voce del capitano Kirk ogni volta che si parla di questa storica serie tv. Stiamo parlando di un franchise immenso, che comprende sei diverse serie tv (ciascuna composta da sei o sette stagioni e un paio di centinaia di episodi), fumetti, libri, film per il cinema e che ha cambiato per sempre il modo di immaginare la fantascienza in televisione e al cinema. I fan – i trekkers: non chiamateli trekkies, lo considerano offensivo – organizzano convention in tutto il mondo, conoscono a memoria ogni episodio e hanno imparato a esprimersi in klingoniano (potete imparare anche voi andando qui). Insomma, Star Trek è un fenomeno mediatico che ha pochi eguali nella storia del XX secolo.

Poche note storiche nel caso in cui non foste familiari con la serie: Star Trek, pur con le infinite variazioni dovute alle diverse serie tv, racconta i viaggi dell’astronave Enterprise «durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima» come recitava la frase d’apertura di ogni puntata. L’equipaggio della nave è composto da una nutrita schiera di personaggi, dal capitano Kirk (il cui storico interprete è William Shatner) al signor Spock (un alieno vulcaniano con il volto di Leonard Nimoy), dal dottor “Bones” McCoy (DeForest Kelley) all’ufficiale delle comunicazioni Uhura (Nichelle Nichols, protagonista insieme al capitano Kirk del primo bacio interrazziale nella storia della tv: era il 22 novembre 1968). Impossibile provare a spiegare nel dettaglio tutto quello che accade nel canone di Star Trek: le avventure dell’Enterprise sono infinite e variegate, e hanno cambiato la storia dell’intrattenimento parlando di integrazione e accoglienza del diverso (l’equipaggio della nave comprende uomini e donne di tutte le etnie, alieni, androidi), di utopie e distopie, di avanzamenti tecnologici (la propulsione a curvatura, il teletrasporto, la creazione di ologrammi solidi), dilemmi etici, riflessioni politiche. Il tutto raccontato con uno stile sobrio e che ha fatto scuola: tutte le grandi serie sci-fi successive, da Battlestar Galactica a Babylon 5, da Farscape a Firefly, devono qualcosa a Star Trek, e lo stesso si può dire dei film e dei videogiochi (Mass Effect vi dice nulla?). Per non parlare delle citazioni e delle parodie sparse un po’ ovunque nella storia della tv (dai Griffin a South Park) e del cinema (pensate solo a Galaxy Quest, dove un gruppo di attori protagonisti di una serie sci-fi viene contattato da degli alieni veri per aiutarli a risolvere il conflitto con una razza rivale): Star Trek è ovunque, insomma, persino nella mente dei maggiori geni della tv attuale come J.J. Abrams, che infatti proprio della saga ha creato un reboot nel 2009.

Confusi? È normale: difficile, dicevamo, mettere ordine in un universo culturale vasto e sfaccettato come quello di Star Trek. È meglio, quindi, cogliere l’occasione del quantacinquesimo compleanno del franchise per consigliare a tutti di (ri)scoprire le avventure dell’Enterprise e farsi stupire da uno dei prodotti televisivi più innovativi e rivoluzionari di sempre. Tanti auguri, Star Trek!

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