Le maggiori critiche rivolte a Interstellar, all’epoca della sua uscita, sono provenute dalla comunità scientifica: il film di Christopher Nolan avrebbe mostrato una serie di eventi e di postulati assolutamente erronei sul piano concreto. Eppure, adesso, il supporto alle teorie della pellicola è arrivato da una figura inattaccabile: quella di Stephen Hawking.

Il grande scienziato ha infatti dichiarato che, proprio come accadeva nel film, cadere in un buco nero non significa la fine definitiva, e che la materia che vi scompare all’interno non viene distrutta bensì può passare in un’altra dimensione, o riemergere nuovamente nel nostro universo. Proprio come succede a Matthew McConaughey in Interstellar.

Ospite al Royal Institute of Technology di Stoccolma, Hawking ha spiegato: «Sostengo che l’informazione non venga accumulata all’interno del buco nero come ci si aspetterebbe, bensì sul suo confine, l’orizzonte degli eventi. L’idea è che tali traslazioni siano l’ologramma di particelle in entrata che contengono tutte le informazioni che altrimenti verrebbero perdute».

Inoltre, Hawking ritiene che la radiazione che lascia il buco nero possa trattenere alcune delle informazioni accumulate sull’orizzonte degli eventi, e portarle fuori, anche se in uno stato diverso da quello in cui erano quando vi sono entrate: «L’informazione delle particelle in entrata ritorna, ma in una forma caotica e inutile. Sarebbe un’informazione paradossale: ormai, per qualsiasi scopo pratico, l’informazione sarebbe andata perduta. Il messaggio di questa lettura è che i buchi neri non sono poi così ‘neri’: non sono le eterne prigioni che una volta pensavamo. Le cose possono uscire da un buco nero e arrivare in un altro universo».

Fonte: Telegraph

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