Stephen King, la serie più divisiva tratta dai suoi romanzi è quella che lui non ha mai dimenticato
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Stephen King, la serie più divisiva tratta dai suoi romanzi è quella che lui non ha mai dimenticato

Criticata, stroncata e infine cancellata: la serie più controversa legata al Re dell'horror è anche quella che l’autore ha difeso con più passione

Stephen King, la serie più divisiva tratta dai suoi romanzi è quella che lui non ha mai dimenticato

Criticata, stroncata e infine cancellata: la serie più controversa legata al Re dell'horror è anche quella che l’autore ha difeso con più passione

Nel corso della sua carriera, Stephen King ha visto decine di sue opere trasformarsi in film e serie di grande successo. Alcune hanno segnato la storia dell’horror, altre hanno diviso critica e pubblico. Ma tra tutte le trasposizioni nate dai suoi romanzi, ce n’è una che ancora oggi resta tra le più controverse: Under the Dome.

La serie, andata in onda tra il 2013 e il 2015, nasceva come adattamento del monumentale romanzo pubblicato da King nel 2009. Ambientata nella cittadina di Chester’s Mill, raccontava la vita dei suoi abitanti improvvisamente intrappolati sotto una cupola trasparente e impenetrabile. L’idea era potentissima, e l’autore stesso aveva preso parte al progetto come produttore esecutivo, insieme a nomi del calibro di Steven Spielberg e Brian K. Vaughan. Eppure, nel giro di tre stagioni, quella che doveva essere una delle serie più ambiziose tratte da King finì per perdere l’interesse del pubblico, fino alla cancellazione.

Il motivo? Le troppe differenze rispetto al romanzo originale. Molti fan rimasero delusi dal modo in cui la trama si allontanava dal materiale di partenza, modificando personaggi, relazioni e soprattutto il mistero alla base della cupola. Alcuni protagonisti sopravvivevano più a lungo, altri morivano in modo diverso, e l’origine stessa della cupola – nel libro legata a un esperimento militare – veniva riscritta completamente in chiave fantascientifica.

Tuttavia, con grande sorpresa, Stephen King difese la serie fino all’ultimo. Quando il pubblico criticò duramente le scelte narrative, lo scrittore intervenne con una lettera pubblicata sul suo sito ufficiale. In quell’occasione, ricordò un aneddoto dell’autore James M. Cain, il quale, quando un giornalista si lamentò delle versioni cinematografiche dei suoi libri, rispose: “I miei romanzi sono ancora tutti lì, sugli scaffali. Non li hanno toccati”.

King fece propria la stessa filosofia: Under the Dome, disse, non distruggeva il libro, ma lo reinventava. «Il romanzo resta lì per chi vuole rileggerlo, parola per parola. Ma la serie è un’altra cosa, e non per questo è malvagia», scrisse. Difese persino le modifiche più radicali, spiegando che erano necessarie per dare alla storia una durata maggiore e per mantenere viva la suspense: «Se avessimo seguito alla lettera il romanzo, il mistero si sarebbe esaurito troppo presto».

Col tempo, King ha riconosciuto i limiti del progetto – definendo la serie “un po’ troppo pulita e poco realistica” – ma ha continuato a sostenerne lo spirito. Per lui, romanzo e serie erano “gemelli fraterni”: nati dallo stesso seme, ma cresciuti in modi diversi.

Oggi, a distanza di anni, Under the Dome resta uno dei capitoli più discussi del suo universo mediatico. Una serie imperfetta, certo, ma che King ha sempre difeso come un esperimento necessario. Un modo per dimostrare, ancora una volta, che le sue storie sanno sopravvivere a ogni trasformazione – perfino sotto una cupola.

Fonte: CBR

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