stephen king

Il nome di Stephen King è generalmente associato a tantissimi capolavori della letteratura moderna e altrettante trasposizioni che, più o meno bene, hanno saputo rendere onore alla sua penna. Dalle pagine del Re del Brivido sono arrivati film come Carrie, Shining, Stand by me, Il Miglio Verde, Misery non deve morire, Le ali della libertà, IT e tantissimi altri. Non tutto quello che ha fatto però si è rivelato essere un successo: nella carriera di Stephen King ci sono anche dei bei passi falsi.

Su tutti, viene sempre ricordata la sua sola e unica esperienza da regista. Sebbene abbia scritto parecchie sceneggiature o supervisionato numerosi film, Stephen King si è seduto solo una volta sulla sedia più importante del set per dirigere Brivido, titolo italiano per Maximum Overdrive. L’anno è il 1986 e si basa sul racconto Camion, nel quale un gruppo di improbabili personaggi deve vedersela con alcuni tir impazziti a causa del passaggio di una cometa. Fu un vero flop e parte del motivo è che quelli erano i cosiddetti “anni bui” dello Stephen King cocainomane. Lui stesso, nell’intervista per il libro Hollywood’s Stephen King ha dichiarato: 

«Il problema di quel film è che ero fatto tutto il tempo durante la produzione, non sapevo proprio cosa stessi facendo»

Le difficoltà di Stephen King in Brivido hanno influenzato negativamente non solo sulla sua carriera da regista, ma anche sul cast. In una recente intervista a Vanity Fair, l’attore protagonista Emilio Estevez (fratello di Charlie Sheen) ha ricordato proprio quella terribile esperienza col Re del Brivido, rispondendo alla domanda “Ti sei mai guardato indietro e hai pensato: ‘Che ho fatto’?:

«Oh, Dio mio, sì. Non parlo a sproposito perché anche lui sa che è un film terribile, ma Stephen King parla spesso di quella sua unica esperienza da regista in Maximum Overdrive, in cui ho recitato anche io. Le poche volte che ci siamo sentiti nel corso degli anni, mi ha detto ‘Potrai mai perdonarmi?’»

Estevez ha poi calcato la mano, raccontando che persino sua madre – l’attrice e moglie di Martin Sheen, Janet Templeton – l’ha preso in giro per quell’esperienza:

«Ad un certo punto mia madre mi ha detto ‘Perchè hai fatto quel film?’. io ho risposto: ‘Volevo lavorare con Stephen King“. E allora lei mi ha detto: ‘Non potevi aiutarlo a dipingere casa?‘»

Un’esperienza terribile, che non rende affatto onore a Stephen King e rappresenta una delle poche macchie nell’altrimenti strabiliante carriera dello scrittore. Il suo rapporto col cinema è sempre stato complesso: non tutte le trasposizioni hanno trovato d’accordo King, tra queste anche quella di Shining con Jack Nicholson, ma ancor più fallimentare è stata la sua esperienza dietro la macchina da presa. Se è rimasta l’unica, un motivo ci sarà.

Foto: Ulf Andersen/Getty Images

Fonte: Vanity Fair

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