Alcune testate giornalistiche hanno riportato oggi una notizia che potrebbe portare molto scompiglio alle produzione televisive e cinematografiche nostrane: pare infatti che una direttiva del Ministero degli Interni, in assenza di nuovi regolamenti, dal 5 di novembre vieta l’uso di armi di scena sui set italiani.

Le armi al cinema sono da decenni opportunamente modificate per poter essere usate in tutta sicurezza sui luoghi di lavoro: sono in pratica disattivate, e prima di poter arrivare in mano agli attori sono soggette a qualsiasi tipo di controllo.
Nonostante questo, la decisione è stata presa, e pare davvero uno scherzo di cattivo gusto destinato a portato un’onda di irrisolvibili problemi a moltissime produzioni italiane. A partire dalle fiction: Gomorra, il Commissario Montalbano, Squadra Antimafia, come faranno ad andare avanti senza gli oggetti di scena necessari?
Oltretutto, questa mossa suicida toccherebbe anche il mercato internazionale: per esempio, a Febbraio arriverà in Italia la mega produzione del nuovo capitolo di 007, che già era stato tanto funestato dalla burocrazia della capitale.

Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive) e Apt hanno rilasciato un comunicato carico di preoccupazione: «Le perdite economico/produttive che ne deriveranno al settore si annunciano ingenti. Gli sforzi delle film commission, e le finalità delle politiche di incentivazione, volte ad attrarre sul territorio del nostro Paese le produzioni cine audiovisive d’azione, saranno vanificate. Tutto ciò a causa della legge che regolamenta la detenzione e l’uso delle armi a uso scenico, che ne stabilisce i requisiti tecnici e che indica le procedure per il relativo riconoscimento, ma con norme tecnicamente opinabili, oggettivamente inapplicabili e per di più con termini di attuazione perentori giunti oggi a scadenza. Al momento siamo arrivati solo alla mera stesura, da parte dei competenti Dicasteri, di un testo contenente la proroga dei termini, ma fermo da un mese nel suo iter promulgativo. Risultato: stop alle attività, stop allo sviluppo, stop all’occupazione, stop alla competitività. Il passo del gambero».

Fonte: ilsecoloxix, anica

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