Compton è uno dei quartieri più violenti di Los Angeles. Quelle strade, però, alla fine degli anni ’80 hanno regalato al mondo dell’hip-hop tre dei suoi massimi esponenti: Dr. Dre, Ice Cube ed Eazy-E, che insieme a DJ Yella e MC Ren formarono gli N.W.A. (acronimo per Niggaz With Attitude), il gruppo che più di ogni altro ha lanciato il sottogenere del cosiddetto gangsta rap, quello fatto dalle rime più feroci su temi quali sesso, droga e vita criminale da strada in generale. L’ascesa della band è stata rapida quanto la sua caduta nel 1992, una meteora la cui scia resta però indelebile nella cultura americana e che ora ci viene raccontata nel biopic Straight Outta Compton, che poi è anche il titolo dell’album di debutto del gruppo.

Ma come può funzionare una storia simile in un contesto come quello italiano, nella cui tradizione – musicale e non – l’hip-hop non ha mai avuto radici profonde? La risposta è nella qualità del prodotto. La regia di Gary Gray, pur senza farsi mancare momenti da videoclip con party in piscina e relative belle donne, scorre fluida tra i pezzi storici della band, impiegati con intelligenza e funzionalità così come i filmati di repertorio, relativi al celebre pestaggio del tassista di colore Rodney King da parte della polizia di Los Angeles nel 1991 e delle conseguenti sommosse a sfondo razziale che hanno sconvolto la città l’anno dopo. Ingredienti necessari perché il film è il ritratto di una generazione che ha trovato nei testi di Ice Cube e soci lo strumento con cui gridare la propria rabbia nei confronti di un sistema scosso (anche) dalla violenza delle forze dell’ordine, problematica ancora di grande attualità negli States e al centro di uno dei pezzi storici degli N.W.A., “Fuck Tha Police”.

Uno spaccato sociale, quindi, inserito all’interno di una storia di riscatto che funzionerebbe anche se fosse un’opera di finzione. Merito di protagonisti forti, “antieroi” che si definiscono giornalisti di strada per la brutale sincerità con cui raccontano la realtà del ghetto nelle loro canzoni («la nostra arte è il riflesso del mondo in cui viviamo»). Dre & Co. non sono mai stati santi, ma nel raccontarne le gesta, Straight Outta Compton ha il merito di non cadere nella retorica. L’attenzione ai dettagli – storici, scenografici e, ovviamente, musicali – è meticolosa (simile a quella di Get on Up, il biopic su James Brown) e la forza espressiva degli N.W.A. emerge grazie alla bravura dei giovani attori protagonisti, la cui somiglianza fisica con le controparti originali stupisce non poco (ma con Ice Cube si vince facile: è interpretato da suo figlio, O’Shea Jackson Jr.). A guidarli con esperienza (e un parrucchino imbarazzante) nei momenti più emotivi del film, Paul Giamatti, che recita nei panni del manager del gruppo.

 

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