Cosa avranno mai in comune una vasca da bagno a forma di cuore, un divano rinascimentale dagli intarsi dorati e una poltrona di pelle nera con un film che parla di immigrazione? Ad aggirarci per le scenografie iper-kitsch del set di Notte finisce con gallo (girato presso i Lumiq Studios di Torino), la domanda sorge spontanea. Eppure è proprio nel contrasto tra un contenuto impegnato (la società multietnica di oggi) e un contesto pacchiano (l’ambientazione in questi studios televisivi dove si gira la telenovela Tormenti, una sorta di Beautiful/Centovetrine) che si dovrebbe racchiudere la chiave del film.
L’opera prima del regista milanese Matteo Pellegrini (al suo attivo numerosi spot pubblicitari e diversi corti premiati a livello internazionale) racconta infatti le disavventure di un gruppo di immigrati che lavorano come addetti alle pulizie in questi teatri di posa televisivi. E qui, di notte, questa multietnica banda di matti usa scenografie e attrezzature per improvvisare una casa di produzione clandestina e realizzare dei film per le comunità di immigrati. Situazioni surreali e tonalità leggere ma, come sottolinea il regista, «la pellicola risulta anche molto seria, amara». Una storia per ridere e pensare sui cambiamenti della società moderna dove «l’obiettivo era analizzare la paura dell’ignoto». L’idea iniziale è nata per caso: «una sera ero in una casa di produzione quando è arrivato il classico filippino a fare le pulizie e ho pensato: immagina se quest’uomo, una volta che se ne sono andati tutti, usasse le nostre attrezzature e si inventasse un’attività tutta sua». Un’idea semplice, originale ma anche scomoda per i temi trattati tanto che «dopo diversi avvisi di rigetto da parte del mercato italiano, il film stava emigrando. Stavo già parlando con dei produttori esteri quando alla fine Eagle si è fatta avanti e, insieme ad Indiana Film (che aveva già appoggiato il progetto), il film è tornato in Italia». La produzione del film è stato comunque un percorso travagliato che è durato ben 7 anni.

Tra gli interpreti della pellicola spiccano i nomi di Alexei Guskov e Filippo Timi.
Guskov
(il protagonista de Il Concerto, qui nei panni di un addetto alle pulizie russo) ha aderito con grande entusiasmo al progetto partecipando attivamente anche alla sceneggiatura: «è tanto difficile trovare la storia giusta che quando ci si riesce non la si lascia certo scappare. A me, in quanto russo, offrono solo ruoli di mafioso e cattivo…». Filippo Timi, invece, interpreta Vincenzo, il figlio del proprietario degli studios: un uomo cinico, tamarro e annoiato dalla Tv e dalla vita tanto che il suo hobby preferito è fare fotocopie (e si fotocopia perfino la faccia!), fino a quando scopre e si appassiona all’attività clandestina del gruppo di immigrati… Anche Timi, racconta il regista, è rimasto subito affascinato dalla storia e ha fatto i salti mortali per incastrare i suoi impegni e partecipare al film.

Parlando con i 7 attori protagonisti, si capisce subito che il cast è uno dei punti di forza del film. Per Anita Kravos (vista in Alza la testa e Come l’ombra e che qui è una ragazza dell’Est intrappolata in un matrimonio senza amore) è stata «un’esperienza coinvolgente, tra gli attori si è creato un bellissimo clima. Si tratta di un film corale, una specie di Fame dei nostri giorni. Un’umanità colorata, generosa, assurda ma assolutamente vitale. Ognuno aveva il suo humor, non ci si capiva molto e ridevamo per disperazione. Sono molto fiera di averne fatto parte: la sceneggiatura è bellissima, è un film che parla della fame dei nostri giorni e che mi ha fatto venire in mente Totò. Il tema è il gruppo, l’amicizia che ti porta a rischiare, ad osare dove da soli non si osa». Ad Anita Kravos fa eco l’indiano Neil D’Souza: «nel cast ci siamo integrati perfetamente anche se abbiamo personalità ed esperienze molto diverse». Neil D’Souza, tra l’altro, 20 anni fa aveva vissuto a Milano insegnando inglese e racconta di quanto abbia trovato cambiata l’Italia: all’epoca capitava che «in metropolitana mi guardassero come un marziano o che in aula mi scambiassero per il bidello. Oggi ho trovato un mondo diverso, completamente multietnico». Anche se a Torino, ci racconta, lo hanno preso per un venditore di rose… Infine, anche il senegalese Eriq Ebouaney (Le crociate) aggiunge: «su questo set si parla italiano, russo, inglese e piemotese: questo ha costruito un’atmosfera particolarmente vivace».

Come sottolineano i due attori italiani del gruppo (Michele Venitucci e Tiziana Catalano), l’integrazione degli stranieri di oggi richiama quella degli italiani del Sud negli anni ’50. Venitucci (Aspettando il Sole, Fuori dalle corde) racconta: «Il mio personaggio, pur essendo italiano, è un po’ un emarginato anche lui. Insieme al regista ci siamo immaginati che fosse il figlio di emigrati meridionali e che quindi anche lui avesse respirato l’aria dell’emarginazione e del razzismo». Dello stesso pensiero anche l’attrice teatrale Tiziana Catalano: «Io sento particolarmente mia questa storia perché sono figlia di persone del Sud immigrate a Torino nel 57-58: in quegli anni, questa sensazione di non accettazione, di essere ai margini e di dover combattere nella vita di tutti i giorni l’ho vissuta da vicino».

Prima di lasciare il regista al suo lavoro, una curiosità ce la dobbiamo togliere: ma da dove arriva questo strano titolo Notte finisce con gallo?
Pellegrini
risponde che, in realtà, il film si sarebbe dovuto intitolare Day and Night ma poi l’anno scorso uscì il quasi omonimo film con Tom Cruise (Knight and Day, in italiano Innocenti bugie) che obbligò a cambiare. Così, si decise di utilizzare uno dei tanti “proverbi” assolutamente improbabili, senza senso e di una banalità disarmante, che il personaggio dell’indiano interpretato da Neil D’Souza è solito recitare. Nello specifico, c’è un momento in cui l’indiano fa un grande discorso di incitamento ai suoi compagni e lo conclude dicendo «perché la notte è lunga e buia ma la notte finisce con gallo!». Da qui il titolo.
Tra le altre incomprensibili “perle di saggezza” composte dal personaggio: «le lancette si baciano troppo spesso», «il pollo cieco trova sempre il chicco», «ogni pesce trova il suo mare».
Inutile dire che regista e sceneggiatori si siano divertiti molto a comporre questi nonsense…

Notte finisce con gallo uscirà nelle sale italiane nel 2012.

Qui sotto alcune la photogallery del set di Notte finisce con gallo






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