Se la parola “diva” ha ancora un senso – oggi che lo star system mondiale annaspa, mandato in pensione dai grandi brand fantasy e cinecomic –, be’, allora Angelina Jolie è una diva. Lo percepisci quando entra nella stanza dove i giornalisti la aspettano, sollevando un’eccitazione percepibile, quasi arrivasse da un altro pianeta. Indossa canottiera e pantaloni neri, uno scialle beige che le copre le spalle e un paio di ballerine. Ha un magnetismo raro e mentre parla non si riesce a staccarle gli occhi di dosso. Siamo in un lussuoso hotel di Londra, non troppo distanti da Covent Garden, per parlare di By the Sea, il suo terzo film da regista dopo Nella terra del sangue e del miele (2011) e Unbroken (2014), due storie sulla guerra e i suoi orrori che non hanno brillato al boxoffice. By the Sea, complice la presenza di Angelina e Brad, potrebbe segnare un’inversione di tendenza.

Best Movie: Cominciamo dalla domanda più ovvia: com’è stato dirigere tuo marito? Si è comportato da divo sul set?
Angelina Jolie: «Assolutamente no (ride, ndr). Da un lato lavorare insieme ci ha avvicinati molto, aiutandoci a trovare un nuovo modo di comunicare tra noi, dall’altro ha rappresentato una bella sfida: quando non riusciamo a dare il massimo, diventiamo piuttosto tesi…»

BM: Puoi farmi un esempio?
AJ: «Se mentre lo dirigo non riesco a dargli le indicazioni adatte oppure lui si accorge che non sono soddisfatta del risultato, ci scaldiamo un po’. Quando lavori con la persona che ami tutto cambia. Inoltre i nostri personaggi si aggrediscono spesso e, se devo dire la verità, penso che non ci sia stata cosa più strana che chiedere a mio marito di litigare con me».

BM: C’è una scena in cui vi schiaffeggiate.
AJ: «In realtà è lui a darsi uno schiaffo da solo, il che è anche meglio (ride). Sento che quella che abbiamo oggi è una relazione completamente diversa, specie nella dinamica regista-attore. Talvolta Brad mi chiedeva di spiegargli meglio alcune cose o di aggiungere delle battute al suo personaggio e così, parlando molto tra di noi, ha finito anche per scoprire delle cose nuove su di me. È stata un’esperienza importante»

BM: È stato catartico fare un film sul matrimonio?
AJ: «Prima delle riprese alcuni nostri amici ci hanno detto che non era una buona idea perché la storia parla di due persone che stanno attraversando due fasi molto diverse delle loro vite. Ci hanno messi in guardia, spiegando che certi argomenti avrebbero fatto emergere tensioni e problemi».

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