Il ritorno di Haircut è probabilmente il più bizzarro dei tre corti vincitori dell’edizione 2012 di Talenti in Corto. Girato da Nicolò Lombardi e Filippo Francesco Saibene, racconta la storia di una massa di capelli che prende vita per vendicarsi del padrone che li ha tagliati. Padrone che ha il volto di Niccolò Senni: giovane, italiano, forse definirlo “promettente” è limitante dal momento che ha già girato con Wes Anderson, JJ Abrams e nel prossimo capitolo di Asterix, in uscita a ottobre. Ma Niccolò è anche un appassionato di cinema indipendente in tutte le salse, dai cortometraggi alle web series. Ed è proprio di questo (oltre che di creatività e del futuro del nostro cinema…) che parliamo con lui.

Best Movie: Ci racconti il corto Haircut, di cui lei è protagonista.
Niccolò Senni:
«La storia è semplice e da cartone animato, è la storia di questo ragazzo trentenne, metallaro che un giorno viene assunto per un lavoro che prevede un cambio radicale di look: giacca e cravatta, eleganza… E quindi si deve tagliare i capelli con la macchinetta. I capelli a quel punto si raccolgono e prendono vita in un pupazzetto antropomorfo alto una trentina di centimetri, che nella prima sequenza del film vede una vecchia foto “nostra” e si ricorda di quando era ancora un mucchio di capelli attaccati alla testa. Quindi il pupazzetto, Haircut, si mette in testa di vendicarsi e uccidermi. E alla fine… non posso dirlo, ma ricorda molto un vecchio episodio dei Simpson con Snake. Non ci sono dialoghi, solo rumori ed effetti, il che lo rende ancora più universale»

BM: Com’è stato realizzato?
NS: «All’inizio non sapevano se farlo in CGI o in stop motion, ma la CGI avrebbe richiesto la perfezione assoluta, quindi la produzione ha optato per la stop motion a 24 fps. Il pupazzetto è stato costruito davvero e il regista è rimasto tre settimane in una casa a creare le sequenze a 24 fps. Il movimento è fluido ed è venuto molto bene, meno male perché si sono ammazzati tutti di lavoro».

BM: Com’è stato coinvolto nel progetto?
NS:
«Io ho già lavorato con quelli del Solinas in un corto di due anni fa in cui facevo il pescivendolo e sono rimasto in buoni rapporti con loro. Poi io sono coinquilino di uno dei tutor, cioè i selezionatori delle sceneggiature, quindi sono “di casa”. Non so come sia uscito il mio nome, ma so che ho incontrato il regista e siamo andati d’accordo subito, ci facevano ridere le stesse cose. Avevo chiesto anche di doppiare il pupazzetto che fa solo versi, a lui andava benissimo l’idea, quindi alla fine l’ho anche doppiato».

BM: Per il regista Nicolò Lombardi questo era un esordio?
NS: «Sì, anche se ha già fatto videoclip e spot. Però quello era lavoro su commissione, qui c’è l’autorialità in primo piano».

BM: Le piace il formato-corto?
NS: «Sì, poi Talenti è uno dei premi più autorevoli nell’ambito. Girare un corto è un’ottima palestra per registi e attori, perché sei meno vincolato dall’alto, hai libertà di argomenti, poi a Talenti in Corto ci sono i tutor che spesso danno una mano e aiutano a indirizzare il lavoro del regista».

BM: È come una scuola, insomma.
NS: «Sì, poi adesso, rispetto a 10-15 anni fa, uno se ha un’idea abbastanza intelligente può decidere di girarsela, montarsela e musicarsela più o meno da solo. Non bisogna cercare un produttore, le telecamere e la pellicola si affittano con 150€ al giorno, se si ha a disposizione un computer più o meno normale si può girare tutto da soli. È cambiata la metodologia produttiva, puoi fare tutto da te e ti ritrovi tra le mani un ottimo biglietto da visita».

BM: Però c’è il problema della distribuzione.
NS: «Certo, però anche per quello ci sono i social network che sono una promozione perfetta, ci sono i festival, i database… quindi secondo me sta tutto nell’idea geniale».

BM: E la Rete…
NS: «Ovviamente, perché i corti, non avendo una monetizzazione immediata, misurano il proprio successo tramite i clic. Già se metti un corto su YouTube e fai le tot visite, puoi portare quei dati da un produttore: quella è la monetizzazione oggi. In questo senso le web series sono un eldorado. Nelle web series non sei vincolato nei contenuti, puoi fare quel cavolo che ti pare, e poi una serie è sempre lì a disposizione, è come se fosse congelata nel tempo. È bello che non devi andarlo a cercare nelle videoteche, è una cosa anche simbolica, se vuoi».

BM: Il che è strano detto da uno che ha lavorato con Wes Anderson, JJ Abrams…
NS: «Quelle sono eccezioni. Con Abrams è stato un giorno di set e facevo poco più di una comparsata, Anderson be’, è stato bello vedere come lavorava. Ma intendiamoci, uno può anche ambire a quei traguardi ma serve anche un po’ di realismo e capire che non succederà mai, soprattutto in Italia. O magari sono troppo pessimista, voglio dire, ho avuto da poco una botta di fortuna micidiale per Asterix dopo aver fatto cose non proprio gratificanti come fiction su preti o film tv…».

BM: Quindi in Italia il talento viene fuori più dalle piccole produzioni o dai concorsi di corti che dalle grandi produzioni televisive.
NS: «Assolutamente, anche perché essendoci sempre meno soldi ci sono anche molti meno produttori disposti a osare. È molto più facile fare qualcosa che sei sicuro possa attirare. Certo Internet aiuta ad avere successo, vedi quel che è successo con Boris. Un concorso come Talenti in Corto potrebbe dare più speranza nel futuro piuttosto che una fiction Rai».

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