Te lo ricordi Paolo Rossi?
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Te lo ricordi Paolo Rossi?

Non ci resta che il crimine ci riporta nella Roma del 1982. abbiamo chiesto al regista Max Bruno e ai quattro protagonisti del film un loro ricordo di quella mitica estate e di quei mondiali per rivivere le emozioni di quella vittoria epica. Ecco cosa ci hanno raccontato...

Te lo ricordi Paolo Rossi?

Non ci resta che il crimine ci riporta nella Roma del 1982. abbiamo chiesto al regista Max Bruno e ai quattro protagonisti del film un loro ricordo di quella mitica estate e di quei mondiali per rivivere le emozioni di quella vittoria epica. Ecco cosa ci hanno raccontato...

Non ci resta che piangere aveva già esplorato l’idea di un viaggio nel tempo per costringere i protagonisti in situazioni surreali. Non ci resta che il crimine, in sala dal 10 gennaio, è un omaggio a quel classico e ne riprende l’idea di fondo per mettere nei guai un trio di amici (Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi) che per sbarcare il lunario organizza un Tour Criminale di Roma, in cui i visitatori vengono portati sui luoghi storici in cui ha colpito la banda della Magliana. Mentre stanno mostrando uno dei covi storici della gang, i tre si ritrovano a viaggiare indietro nel tempo, tornando al 1982, dove finiscono a tu per tu con uno dei capi della banda…

Qui di seguito il ricordo del regista, Massimiliano Bruno

«Avevo 12 anni quando l’Italia trionfò nel Mundial spagnolo. Quell’età in cui, per un bambino, il calcio è la cosa più importante del mondo. Ero tutti i giorni in trepidante attesa
delle partite e sapevo a memoria tutte le formazioni. Vedevamo le gare insieme ai compagni di scuola ed eravamo attrezzati con bandiere, sciarpette e palloni, pronti a scendere in cortile a rigiocare le partite tra di noi. Ricordo ancora tutto nitidamente: la sfida contro il Camerun vissuta come un’onta da parte di tutta la stampa italiana perché pareggiare contro gli africani era inammissibile a quel tempo… Lo sceicco del Kuwait che ritirò la squadra dal campo perché stava rosicando della batosta che la sua squadra stava subendo contro la Francia di Platini… La staffilata di Cabrini contro l’Argentina che ridimensionò lo spauracchio di quel Maradona presentato come il nuovo Pelè… L’inaspettata tripletta di Pablito contro il Brasile in quel 3-2 epico che abbiamo immortalato anche nel nostro film… L’indimenticabile urlo di Marco Tardelli nella finalissima contro la Germania, la sua corsa in mezzo al campo, Pertini in tribuna che esultava davanti a Re Juan Carlos e Nando Martellini che recitava per tre volte come un rosario la frase “Campioni del Mondo”… Ero un ragazzino, c’era ancora la casa di famiglia, mia madre che ci preparava la merenda, un Paese che galoppava nel benessere. C’era un’Italia che salutava con nostalgia gli anni ’70 e stava per entrare nel delirio chiassoso degli ’80. Per strada i tifosi che festeggiavano si dividevano tra nostalgici con i capelli lunghi e i pantaloni a zampa di elefante e i pionieri del nuovo look con i pantaloni a tubo ed un taglio fatto dal barbiere. Era un’Italia pop ma con tanti segreti nascosti, come quella che raccontiamo nel nostro film».

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