Se c’è un motivo per cui un divo è disposto a sopportare la spirale del marketing legato ai propri film è quel momento unico al mondo denominato Montée des marches. Ovvero, la passerella che ha luogo durante le première del Festival di Cannes, con quell’infinita gradinata su cui inerpicarsi che espone le star alla fiumana di persone che si assiepa lungo la Croisette. Il valore di quel cerimoniale non ha prezzo: da lassù passano solo gli esponenti del miglior cinema. Ci sono poche occasioni che solleticano l’ego delle star quanto la Montée. Solo la Notte degli Oscar può competervi, e per quanto noi italiani ci siamo messi sotto con entrambi i nostri festival più importanti (Venezia e Roma), abbiamo ancora da imparare dai nostri cugini su come si costruisce una vetrina glam prestigiosa. Quest’anno su quel red carpet hanno marciato, come tradizione vuole, le superstar di Hollywood: Brad Pitt, Tom Hardy, Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Reese Witherspoon, Bruce Willis, nonché una rediviva Nicole Kidman. Una parata di stelle ineccepibile. Tutto da copione, dunque? Assolutamente no: a scatenare critici, paparazzi e pubblico non sono stati i big consolidati, ma i teen idol del momento assurti al rango di potenze mediatiche. Iperprotagonisti del festival, sia sul grande schermo sia sul red carpet, sono stati di fatto i Robsten (Robert Pattinson e Kristen Stewart), al fianco di altre teen star come l’ex High School Musical Zac Efron in concorso con Paperboy di Lee Daniels (Precious), lo Shia LaBeouf di Transformers (in gara con Lawless di John Hillcoat), il Garrett Hedlund di Tron: Legacy nei panni del ragazzo beat in On the Road, il Dane DeHaan di Chronicle e la Mia Wasikovska di Alice in Wonderland, anch’essi in Lawless. La sottolineatura più forte di questo ricambio generazionale che ha stravolto le regole del gioco va al fatto che queste giovani star non erano a Cannes in piccoli camei o particine di contorno, ma come protagonisti a pieno titolo della sezione competitiva. Il caso più clamoroso da segnalare è senz’altro quello di Pattinson, in concorso con lo “one man film” Cosmopolis. R-Pattz ha trovato in David Cronenberg il mentore ideale per sdoganarsi dall’etichetta di “vampiro”: ormai pupillo eccellente del maestro del cinema visionario, che lo ha precettato anche per la futura opera Maps to the Stars, sta marcando netta la linea che lo separa dal passato young adult. Tutti questi talenti hanno dato ottima prova di sé e – ce lo hanno confermato – non vedono l’ora di scrollarsi di dosso i ruoli che fanno contente le mamme, mettendosi alla prova con il cinema autoriale. È stata la grande novità di questa edizione, al punto che per i nomi coinvolti si sarebbe potuto scambiare il Festival francese, il più gloriosamente cinephile al mondo, per una puntata degli MTV Awards. I grandi autori non disdegnano più questi personaggi andando a cercare visi di sconosciuti, come succedeva fino a pochissimo tempo fa: anzi, sembrano aver fatto una netta retromarcia e per spingere le loro opere vanno a cercare questi volti. I quali, a loro volta, non si limitano a fare da graziosi soprammobili: lo dimostra la scelta di Pattinson di entrare anche come produttore nel succitato Maps to the Stars, o la nuova avventura dell’ex baby divo Zac Efron, fondatore della casa di produzione Ninjas Runnin’ Wild.

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