Tempo instabile per Zingaretti, Lillo e Turturro: una bella commedia sulla fine delle ideologie. La nostra recensione
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Tempo instabile per Zingaretti, Lillo e Turturro: una bella commedia sulla fine delle ideologie. La nostra recensione

Non solo temi importanti, ma anche un linguaggio diverso, con imprevedibili escursioni nell'immaginario dei manga.

Tempo instabile per Zingaretti, Lillo e Turturro: una bella commedia sulla fine delle ideologie. La nostra recensione

Non solo temi importanti, ma anche un linguaggio diverso, con imprevedibili escursioni nell'immaginario dei manga.

Giacomo (Luca Zingaretti) ed Ermanno (Lillo), amici da sempre, sono soci di Poltrona Fau, una cooperativa in crisi che produce poltrone e divani. Disperati e sull’orlo del fallimento, si ritrovano con una soluzione che arriva dalle viscere della terra. Il deus ex machina è il petrolio, di cui trovano tracce nel terreno della ditta. Che fare? Investire (indebitandosi) per estrarlo – con il rischio che ci sia ben poco da estrarre – o fare come se niente fosse? Inizia così una serie di divergenze di opinioni e incomprensioni che portano Giacomo e Ermanno da parti opposte della stessa barricata.

Marco Pontecorvo, al suo secondo lungometraggio dedicato a Francesco Rosi (i riferimenti al regista sono disseminati lungo tutto il film) utilizza il petrolio come metafora e pretesto della confusione sociale e delle contaminazioni ideologiche di un’Italia in cui comunismo e capitalismo sono declinazioni della stessa, caotica necessità di trovare un’identità. E così, mentre si parla di individualismo e collettivismo, si cerca un nuovo modo di sopravvivere, non riuscendo però ed emanciparsi dai retaggi culturali del passato. Ogni personaggio si fa portatore di una verità dalle mille sfaccettature e anche il film, che è di base è una commedia, ha continui rimandi ad altri generi (primo fra tutti il western), sfruttando tra l’altro con efficacia – con una notevole capriola estetica – pure il linguaggio dei manga.

Tanta carne al fuoco e non sempre tutta a fuoco, e un finale non del tutto convincente, non compromettono comunque un’operazione originale per il nostro cinema, intelligente negli intenti e confortante nella realizzazione. Bravi e credibili tutti gli interpreti, che se la cavano bene anche con dialetti non “nativi”.

 

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