L’ex magazzino della Lowe riadattato a quartier generale dalla produzione è praticamente sconfinato. Forse anche più esteso di quello utilizzato da Peter Jackson per girare Lo Hobbit in Nuova Zelanda. Mentre noi giornalisti lo attraversiamo diretti alla saletta predisposta per le interviste scorgiamo almeno quattro set differenti, al momento inutilizzati. Nello spazio adibito agli incontri sono stati sistemati a semicerchio alcuni divani per gli ospiti, e in mezzo ad essi quello in cui invece siederanno gli intervistati. Oltre all’immancabile tavolo per il buffet siamo circondati di materiale di scena. Una riproduzione a grandezza naturale di un T-800 si erge minacciosa alle nostre spalle. Con un semplice comando elettronico si possono illuminare i leggendari occhi rossi della macchina, per l’ovvia gioia di tutti noi. In un gigantesco bancone dietro ai divani sono state poggiate molte armi di scena: pistole, mitragliatori, fucili e altro ancora, il tutto riadattato all’estetica futuristica che la storia esige.

Arriva poi la prima sorpresa di questa set visit: Emilia Clarke, meglio conosciuta al pubblico come Daenerys Targaryen, la splendida Khaleesi de Il trono di spade, si presenta con un’armatura in pelle che evidenzia tutta la sua sensualità. Non l’abbigliamento comune della Sarah Connor del primo Terminator, ma qualcosa di molto più vicino al personaggio che è diventato un guerriero nel secondo: «Abbiamo ovviamente reso omaggio all’originale e ai grandi personaggi creati da James Cameron. La sceneggiatura di questo film però ci ha dato la possibilità di esplorarli sotto nuovi punti di vista, di renderli moderni agli occhi del pubblico. Terminator Genisys non è classificabile come sequel, reboot o altro. È qualcosa di completamente nuovo».

Su un altro lato dei manichini sono stati vestiti con i costumi di scena degli umani che nel prossimo futuro si oppongono al dominio delle macchine. L’armatura di John Connor è quella che più si avvicina a un’uniforme militare: giubbotto antiproiettile, auricolare per le comunicazioni, protezioni varie per le articolazioni, gli immancabili anfibi. La protezione riservata a Kyle Reese è invece più sobria, realizzata appositamente per indicare che si tratta di un grado inferiore rispetto a quella di Connor. Piccola curiosità: per dare alla Los Angeles del film un aspetto specifico e insieme vagamente retrò alcuni dei “soldati semplici” dell’esercito di umani sono stati vestiti con delle vecchie maglie dei Los Angeles Lakers, come ad esempio la mitica numero 32 di Magic Johnson, stella della squadra all’epoca del primo Terminator.

La seconda sorpresa della giornata arriva con Arnold Schwarzenegger, truccato con delle finte cicatrici che espongono (in green screen) l’esoscheletro sul mento e sulle guance. I suoi capelli sono tinti di bianco. «Credo sia la prima volta che un attore viene coinvolto in un franchise per un periodo così lungo, esattamente trentuno anni. Abbiamo fatto meglio di James Bond, Batman e Indiana Jones! Significa che ho fatto bene a tenermi in forma per tutto questo tempo!».

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