Terry Gilliam: "Sono proprio l'opposto di Spielberg"
whatsapp

Terry Gilliam: “Sono proprio l’opposto di Spielberg”

Il mitico regista di Brazil ha presentato a Roma il suo nuovo lavoro, un corto con Cristiana Capotondi ambientato a Napoli.Ecco quel che ci ha detto

Terry Gilliam: “Sono proprio l’opposto di Spielberg”

Il mitico regista di Brazil ha presentato a Roma il suo nuovo lavoro, un corto con Cristiana Capotondi ambientato a Napoli.Ecco quel che ci ha detto

Tutto quel che tocca diventa meraviglioso, ma di una meraviglia inquietante, distorta. Stiamo parlando di Terry Gilliam, che ha presentato oggi a Roma il suo nuovo cortometraggio The Wholly Family, girato a Napoli e prodotto da Pasta Garofalo, con protagonista Cristiana Capotondi. Potrà essere visto da domani attraverso il sito www.pastagarofalo.it o anche su grande schermo, in 7 cinema selezionati in tutta Italia: l’Eliseo di Milano, 4 Fontane e Greenwich a Roma, il Massimo di Torino, il Fiorella di Firenze, Filangeri e American Hall a Napoli. Nella maggior parte dei casi, il corto precederà la visione del film The Tree of Life, per una tre ore Gilliam/Malick che non può che far gola agli appassionati.

The Wholly Family racconta la storia di una famiglia italo-inglese in gita di piacere a Napoli. Lei è rigida, apprensiva e maniaca del controllo, lui più cauto e rilassato. A subire le tensioni tra i due è il figlioletto che un po’ per curiosità e un po’ per attirare l’attenzione abbandona i due e si perde tra i vicoli della città, fino a finire tra le bancarelle di San Gregorio, dove ruba una statuetta di Pulcinella. Pessima decisione: durante la notte la statua prende vita conducendolo in un mondo magico e spaventoso in cui il ragazzino finisce in balia di un plotone di Pulcinella…

«Mi è sempre piaciuto Pulcinella -, dice Gilliam – porta con se un senso di caos, libertà e al contempo di pericolo… Non ho fatto ricerche particolare per scrivere questo film, semplicemente la prima volta che sono stato a San Gregorio e ho visto tutti quei presepi e quelle statuette mascherate, ho pensato che sarebbe potuto essere un buon punto di partenza per la storia». E aggiunge, con genuino understatement: «in fondo io sono un tipo stupido, regisco alle cose istintivamente».

Le riprese del cortometraggio, che dura venti minuti e si giova di tutti i collaboratori storici di Gilliam (Nicola Pecorini alla fotografia, Daniela Pescucci per i meravigliosi costumi, vero punto di forza del film) hanno richiesto 5 giorni di riprese in città, più uno per lavorare con il blue screen, attraversando luoghi fortemente evocativi come l’Ospedale delle Bambole e la Casa Vanvitelliana (di cui viene sfruttato il soccorpo, una sorta di enorme cripta, in una delle scene più suggestive). Luoghi cui Gilliam ha dedicato uno sguardo affascinato quanto onesto, mostrando per esempio in una sequenza una catasta di rifiuti sullo sfondo. Al giornalista che glielo fa notare, quasi con tono polemico, Gilliam risponde con il consueto genio, invertendo il significato comune degli oggetti: «quei rifiuti erano lì quando abbiamo fatto il sopralluogo, ma il giorno delle riprese erano scomparsi: Napoli aveva già ripulito se stessa. Allora abbiamo dovuto svuotare dei cassonetti e rifare da capo quella piccola montagnola che mi piaceva così tanto».

La protagonista del corto, come detto, è Cristiana Capotondi, naturalmente entusiasta del lavoro fatto con Gilliam, che definisce «una sorta di Michelangelo, qualcuno capace di seguire tutti gli aspetti della realizzazione del film in prima persona, da quelli più artistici a quelli più tecnici… estremamente presente sul set e sempre sorridente». Una presenza che l’ha portato a improvvisare all’ultimo momento sul personaggio di Cristiana: «c’è una scena in cui la mia testa finisce su un piatto, e io pensavo che avrebbero fatto un calco della mia faccia… Macché. Era proprio la mia testa, infilata in un buco. Lui si è avvicinato, mi ha guardato, e poi senza dire nulla mi ha infilato una carota nell’orecchio e un pomodoro in bocca!».

In chiusura, viene chiesto a Gilliam se si sente in qualche modo un contraltare di Spielberg, per l’uso che fa della fantasia. E lui non si fa pregare: «É proprio così. Lui usa la meraviglia per rassicurare le persone, per farle sentire al sicuro. Io invece preferisco comunicare alla gente che il mondo può essere strano e spaventoso, ma che va accettato così come è. Che va bene così. Ed è esattamente la ragione per cui lui, che in quel che fa è un genio, ha molto più successo di me!». (Foto: Getty Images)

Guarda il trailer:


Leggi tutte le notizie sul corto e il cast

© RIPRODUZIONE RISERVATA