Chi ha detto che i vampiri sono tipi depressi che vivono soli in lugubri castelli? Be’, la realtà è che molti di loro sono proprio così, ma alcuni di noi preferiscono avere un po’ di compagnia!”

Comincia così il mockumentary What We Do In The Shadows di Taika Waititi e Jemaine Clement, in cui, traendo spunto dai format più in voga sui canali tematici della TV 3.0, si racconta la vita, si fa per dire, di quattro vampiri che hanno deciso di condividere lo stesso appartamento a Wellington.

Facciamo quindi la conoscenza di Viago (Taika Waititi), Vladislav (Jemaine Clement), Deacon (Jonathan Brugh) e Petyr (Ben Fransham), quattro vampiri di età compresa tra i 183 e gli 8000 anni, ognuno con propria storia e le proprie passioni. Viago ad esempio è un dandy dalle buone maniere che prima di mordere le proprie vittime sistema ovunque fogli di giornale per non sporcare, mentre Vladislav era uno dei vampiri più potenti dei secoli passati, ma lo scontro con una misteriosa “Bestia” ne ha distrutto la forza.

Come nel Grande Fratello, per prima cosa Viago ci accompagna in un tour dell’abitazione, tra camere mortuarie e una stanza dedicata appositamente alle torture, la preferita di Vladislav, ci spiega la nostra guida; successivamente si passa ad una vivace riunione condominiale in cui, tra le altre cose, si discute su chi debba pulire i piatti, lasciati insanguinati nel lavello da più di cinque anni. Infine arriva il momento della cena: Jackie, la serva umana di Viago, procura la specialità della casa, un paio di giovani vergini dal sangue prelibato: “Come mai li vogliamo vergini?” spiega Vladislav “Essenzialmente perché è più fico, è un po’ come per i vostri sandwitch, nessuno prima di mangiarli vorrebbe che qualcuno ci avesse prima scopato.” Logica inoppugnabile.

Giunta finalmente la sera e dopo aver fatto la conoscenza di Nick, il succhiasangue più giovane del gruppo, la troupe segue i coinquilini per le strade e i locali della città; Petyr non li segue, in realtà non è un tipo molto socievole, preferisce starsene a grugnire nel suo scantinato.

Il mockumentary è un genere che all’estero ha riscosso in passato molte approvazioni: nel 1995, in Nuova Zelanda, un giovane Peter Jackson realizzò un film intitolato Forgotten Silver in cui raccolse numerose testimonianze e prove storiche dell’esistenza di Colin McKenzie, pioniere del cinema delle origini e avanguardista di tecniche (come sonoro e colore) che nel resto del mondo arrivarono ben più tardi; ovviamente si trattava di un’invenzione bella e buona, ma la mancanza dei mezzi di comunicazione odierni e l’autorevolezza delle fonti citate, portarono molta gente a bersi tutta la storia.

What We Do In The Shadows, pur ispirandosi certamente al lavoro di Jackson, prende una strada decisamente più surreale e spassosa; gli autori, il duo Waititi-Clement, hanno inserito quanti più riferimenti possibili alla letteratura e alla filmografia di genere (Petyr ad esempio somiglia molto al Nosferatu di Murnau), non manca ovviamente nemmeno qualche frecciata ai sexy-vampiri e ai prestanti lupi mannari di Twilight.

Quel che in definitiva ci pare davvero originale e azzeccata è la confezione da reality show; se infatti da una parte ciò rende ancora più comiche le vicende dei protagonisti, dall’altra forse vuole farci un po’ riflettere sul valore effettivo di questo tipo di trasmissioni.

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