Se finora è stato abbottonatissimo riguardo al suo licenziamento e alla fine della saga The Amazing Spider-Man, da alcuni giorni Andrew Garfield continua a riflettere sulla sua esperienza sul set di quei film (che proprio ieri diceva di «non essere riuscito a salvare») e non sono mai parole buone.
Ma in una recente intervista con Playlist, parlando del film 99 Homes, l’attore inglese parlando delle sfide che ha dovuto affrontare per accontentare i boss di uno studio che voleva ottenere un successo di massa a tutti i costi, è proprio sbottato:

«C’era la pressione di fare bene, di accontentare tutti… ovviamente, non fai contento nessuno. Dovevano amarlo i cinquantenni bianchi, i teenager gay, gli omofobi bigotti dell’America centrale, le ragazzine di 11 anniUn prodotto di fabbrica».

Ci sta che dopo il licenziamento poco cerimonioso subìto, abbia voglia di sfogarsi: «Quell’aspetto era un vero peccato» ha continuato. «Specialmente per quelli di noi che tentavano di infondergli un’anima, cercando di renderlo unico, di dargli quel qualcosa che lo rendesse degno del biglietto d’ingresso. Autenticità, gusto e verità, ma allo stesso tempo, capisco che le persone vogliano fare molti soldi, e che ne spendono tanti per averne altrettanti in cambio. A essere sincero, non posso vivere in quel modo, non con quelle aspettative».
Quasi sicuramente si riferiva ai produttori Avi Arad e Matt Tolmach.

Comunque, Garfield dice di non voler rinunciare a quel tipo di blockbuster. «Con un film come Spider-Man ci sono tante aspettative. Ero felice della sfida, e lo sono ancora. Non voglio allontanarmi da un genere così amato. La vita è breve». In effetti, ripensando alle sorti di Chris Evans, passato da Uomo Torcia a Capitan America, e a Ben Affleck che da fallimentare Daredevil è diventato un promettente Batman, si potrebbe essere fiduciosi sul fatto che anche lui torni a fare il supereroe.

Fonte: Playlist

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