Palma d’Oro a Cannes (a Jean Dujardin come Miglior Attore), quello di Michel Hazanavicius è un film d’altri tempi – muto, in bianco e nero e con le didascalie a schermo intero – ma per nulla anacronistico. Piuttosto ventata d’aria fresca all’interno di un universo sempre più digitale e tridimensionale. Superati i primi minuti necessari a risintonizzarsi sulle frequenze del cinema delle origini (siamo nella Hollywood degli Anni Venti e si gira come a quell’epoca), a rapire è soprattutto un Jean Dujardin in stato di grazia, che recupera il magnetismo dei divi del muto e nei panni di George Valentin comunica in modo chiarissimo usando solo la mimica facciale. È lui l’artista del titolo, inizialmente all’apice della carriera e della fama, fino a quando l’avvento del sonoro non rivoluziona regole, tecniche e gerarchie. A scavalcarlo è una deliziosa e determinatissima aspirante attrice (Bérénice Bejo). Due destini che s’incrociano per caso, per poi prendere strade opposte e infine ricongiungersi in un happy end coerente con il tono e l’intento del film.

dal 9 dicembre
(Id., Francia 2011)
Regia: Michel Hazanavicius
Interpreti: Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman
Trama: George Valentin è un divo del cinema muto che si trova a fronteggiare, suo malgrado, l’avvento del sonoro e l’ascesa di Peppy Miller, nuova regina di Hollywood.
Genere: commedia
Durata: 100′

Da vedere perché: per rimanere piacevolmente spiazzati da un presunto esempio di cinema metanarrativo e autoreferenziale che invece sa essere estremamente brillante, ironico e popolare.

La scheda è pubblicata su Best Movie di dicembre a pag. 120

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