A volte non serve essere tra i protagonisti per restare impressi nella memoria degli spettatori. È il caso di uno dei personaggi più amati di The Big Bang Theory, che pur apparendo in appena undici episodi è riuscito a conquistare il pubblico con la sua comicità naturale e il suo cuore disarmante. In una serie dominata da cervelli geniali e dialoghi iper-tecnici, lui è sempre stato l’eccezione: il simbolo di un’ingenuità che non fa ridere di sé, ma con sé.
Il personaggio in questione è Zack Johnson, interpretato da Brian Thomas Smith, l’ex fidanzato di Penny che fa la sua prima comparsa nella terza stagione, durante l’episodio “L’eccitazione lunare”. Da subito, Zack si distingue come l’opposto perfetto del gruppo di Sheldon, Leonard, Howard e Raj: bello, atletico, affabile e… totalmente privo di conoscenze scientifiche. Quando i ragazzi gli spiegano che stanno puntando un laser sulla Luna, Zack si preoccupa davvero che l’esperimento possa farla esplodere — e la sua faccia perplessa resta una delle gag più memorabili di tutta la serie.
A renderlo irresistibile, però, non è solo la sua “stupidità” genuina, ma la sua umanità. Zack non giudica, non si arrabbia, non si sente mai superiore a nessuno. È un “gigante buono” che osserva il mondo con occhi limpidi, accettando tutto con un candore che finisce per mettere in ridicolo proprio gli altri, spesso intrappolati nei loro stessi complessi di superiorità. Anche quando viene deriso da Sheldon o trattato con condiscendenza dagli amici di Penny, Zack risponde sempre con un sorriso, dimostrando che la vera intelligenza, forse, sta nel non prendersi troppo sul serio.
Le sue apparizioni — tra cui figurano gli episodi “La ricombinazione della lega della giustizia” e “La separazione del Ringraziamento” — sono tra le più esilaranti e tenere dello show. In una delle scene più amate, Penny scopre di aver sposato Zack per errore durante una cerimonia a Las Vegas e lo invita a firmare l’annullamento. La risposta di lui è perfetta: «Vuoi davvero annullarlo? È dura per i bambini». Un attimo dopo aggiunge, con totale serietà, «Aspetta, non abbiamo bambini?». Battute così semplici e assurde allo stesso tempo bastano per capire perché, nonostante la brevità della sua presenza, Zack sia diventato un personaggio di culto.
In un universo di supercervelloni, formule e discussioni su Star Wars e teoria delle stringhe, Zack rappresenta l’altra faccia dell’universo di The Big Bang Theory: quella più istintiva, genuina e, paradossalmente, più umana. È il punto di contatto tra il pubblico e i protagonisti, la voce ingenua che dice quello che tutti pensano ma nessuno osa pronunciare. Forse per questo, ogni suo ritorno in scena era accolto come una ventata d’aria fresca, un momento di equilibrio tra ironia e dolcezza.
E così, anche se è comparso in soli undici episodi su dodici stagioni, Zack è riuscito a imporsi come uno dei personaggi più amati e riconoscibili della sitcom. Una presenza breve ma indimenticabile, capace di ricordarci che, in mezzo a tanta intelligenza, a volte la cosa più brillante che si possa fare è restare sinceramente se stessi.
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Fonte: Collider
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