Bambole e horror, quanto amore. In quei pupazzi di porcellana il cinema del terrore ha racchiuso anime tormentate e maledette, provocando più di uno spavento. Ora ci riprova con quello che potremmo definire il cuginetto di Annabelle (lo spin-off di The Conjuring). The Boy ha per protagonista Lauren Cohan, la Maggie di The Walking Dead, qui non più alle prese con zombie famelici ma con il lavoro da babysitter più insolito di sempre: un’anziana coppia la contatta per badare al proprio figlio, che per l’appunto è un bambolotto.

Non serve faticare molto per alzare il senso di inquietudine quando si ha per le mani una fonte di paura simile: basta un primo piano prolungato su quegli occhi vitrei per far venire un brivido. Ciò di cui ci si deve preoccupare, piuttosto, è il contorno. E in questo il film fa un po’ il compitino, nel senso che vira sul sicuro creando suspense con meccanismi usurati, sfruttando la classica casa piena di stanze e tanto grande da sembrare una trappola. L’idea è quella di catturare attraverso il rapporto tra la Cohan e il bambolotto (basato su una serie di regole ferree da rispettare, modello Gremlins), che cambia non appena l’attrice riesce a scavare nel giallo che circonda la famigliola; ma è tutto abbastanza semplice, e il non strafare, anziché rivelarsi una carta vincente (cosa in cui James Wan o Mike Flanagan, per restare nell’horror contemporaneo, sono molto bravi), si traduce nel prevedibile.

Forse, però, lo scopo era questo sin dall’inizio, perché nel pieno del suo climax, il film svela un twist che ribalta aspettative e registri. Una mossa in stile Shyamalan, se vogliamo, non geniale ma capace da una parte di dare verve a una vicenda che stava scorrendo su un binario monodirezionale, dall’altra di far funzionare quello che spesso si è rivelato il tallone d’achille del genere: il finale.

 

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