L’intervista completa è pubblicata su Best Movie di febbraio
Spiazzerà molti The Impossible. Così come ha spiazzato Ewan McGregor. Alle prese con un racconto che mischia immagini e tensioni da cinema horror con una seconda parte intensamente drammatica. Ma se sullo schermo il suo Henry è un padre che non perde la speranza e con amore e fiducia guida due dei suoi bambini verso la ricongiunzione con la moglie e il terzo figlio, sul set si è trasformato in un maestro severo…
Ha incontrato la vera famiglia che ha ispirato il film?
«Non prima di cominciare a girare. Abbiamo iniziato ad Alicante ed è lì che abbiamo girato la grande scena con l’acqua; loro li ho incontrati solo una volta arrivati in Thailandia, nell’hotel in cui stavano nel 2004, quando è avvenuto lo tsunami. Maria è una donna molto espansiva ed emotiva, parla in modo molto genuino dell’esperienza che ha vissuto. Suo marito è un uomo tranquillo, gentile, ma più introverso: non riusciva a esternare le sue emozioni allo stesso modo».
Che effetto le ha fatto interpretare un ruolo così drammatico?
«È stata la prima volta in cui ho avuto l’opportunità di esplorare l’essere padre in un film, anche se nella vita lo sono da 16 anni. Non farò nessun parallelismo con la mia famiglia, perché non mi sono mai trovato in una situazione del genere. Ma ci sono tre fenomenali ragazzini che recitano, e che sono diventati “i miei ragazzi”; io pensavo a loro mentre recitavo, perché siamo riusciti a creare la nostra famiglia».
Come si comportava con loro sul set?
«Poco prima che il regista gridasse: “Azione!”, io spiegavo loro la situazione e dicevo: “Ok, ora siamo molto spaventati, sta succedendo questo…”. Ero molto chiaro con loro, non ricorrevo a giri di parole. Ho passato quattro mesi a dire: “Non sai se rivedrai più tuo padre o tuo fratello!”. Ero diventato l’uomo peggiore del mondo!». […]
