The Odyssey: riassunto dell’Odissea, trama e personaggi
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The Odyssey, il riassunto dell’Odissea di Omero: la storia di Ulisse prima del nuovo film

In vista del film Christopher Nolan in uscita nelle sale a luglio 2026, ecco un ripassone del poema epico e del viaggio dell'eroe da Troia a Itaca.

The Odyssey, il riassunto dell’Odissea di Omero: la storia di Ulisse prima del nuovo film

In vista del film Christopher Nolan in uscita nelle sale a luglio 2026, ecco un ripassone del poema epico e del viaggio dell'eroe da Troia a Itaca.

matt damon in the odyssey
 

Il nuovo trailer di The Odyssey ha riportato al centro dell’attenzione una delle storie più antiche e influenti della cultura occidentale. Christopher Nolan si prepara a portare sul grande schermo l’epopea di Ulisse, con Matt Damon nei panni del re di Itaca e un cast che comprende anche Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Zendaya e Charlize Theron. Le prime immagini del film hanno già lasciato intravedere alcuni elementi cruciali del mito, dal Ciclope alla lotta per il trono, confermando quanto l’Odissea continui a essere un racconto capace di attraversare i secoli senza perdere forza.

Prima dell’uscita del film, vale quindi la pena tornare alla storia originale. L’Odissea di Omero non è soltanto il racconto di un viaggio pieno di mostri e meraviglie, ma la storia di un ritorno continuamente rimandato. Ulisse vuole tornare a casa dopo la guerra di Troia, ma il mare che deve attraversare diventa uno spazio di prova, smarrimento e trasformazione. Quando finalmente rivedrà Itaca, non sarà più il guerriero partito anni prima, e la sua casa non sarà più il luogo intatto che aveva lasciato.

Quando è stata scritta l’Odissea di Omero

L’Odissea è un poema epico in 24 libri, attribuito tradizionalmente a Omero. Insieme all’Iliade, rappresenta uno dei testi fondativi della letteratura greca antica e dell’immaginario occidentale. Se l’Iliade racconta una parte della guerra di Troia, l’Odissea si concentra su ciò che accade dopo: il lungo ritorno di Ulisse, o Odisseo nella forma greca del nome, verso la sua isola, Itaca. La composizione del poema viene collocata generalmente nell’età arcaica della Grecia, tra l’VIII e il VII secolo a.C., anche se la datazione precisa resta discussa. Prima di essere fissata in forma scritta, la materia dell’Odissea apparteneva alla tradizione orale: era un racconto tramandato e rielaborato attraverso il canto, in un mondo in cui la memoria e la parola avevano un ruolo centrale. Per questo il poema non procede come un romanzo moderno.

La storia non viene raccontata sempre in ordine cronologico, ma attraverso ritorni indietro, racconti nel racconto, rivelazioni progressive e lunghi passaggi in cui Ulisse ricostruisce ciò che gli è accaduto. Il poema non comincia con la partenza da Troia, ma quando il viaggio è ormai quasi alla fine. Ulisse è lontano da Itaca da vent’anni: dieci trascorsi combattendo nella guerra di Troia e altri dieci passati a cercare la strada di casa. La trama si muove quindi su due fronti: il destino dell’eroe, bloccato lontano dalla patria, e la situazione a Itaca, dove la sua assenza ha aperto una crisi politica e familiare.

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L’inizio del poema: Itaca senza Ulisse

Quando l’Odissea si apre, Ulisse non è a Itaca e non è nemmeno libero di tornare. È trattenuto sull’isola di Ogigia dalla ninfa Calipso, che lo vorrebbe con sé per sempre. Nel frattempo, a casa sua, il tempo dell’attesa si è trasformato in minaccia. Penelope, la moglie di Ulisse, è assediata dai Proci, i pretendenti che vogliono sposarla e prendere il controllo del regno. La loro presenza non è solo un problema privato: occupano il palazzo, consumano le ricchezze della casa e mettono in discussione l’autorità della famiglia reale.

Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, è ormai cresciuto, ma vive ancora nell’ombra di un padre assente. Non sa con certezza se Ulisse sia vivo o morto, e proprio questa incertezza rende la sua posizione fragile. Con l’aiuto di Atena, che protegge la casa di Ulisse e ne guida il destino, Telemaco parte per cercare notizie del padre. Il suo viaggio lo porta da Nestore e Menelao, due reduci della guerra di Troia, e serve a ricostruire il passato dell’eroe, ma anche a mostrare la crescita del figlio.

Il viaggio di Ulisse dopo Troia

Dopo la caduta di Troia, Ulisse parte con i suoi compagni per tornare a Itaca. Il viaggio prende subito la forma di una deviazione. La prima tappa è la terra dei Ciconi, dove gli Achei saccheggiano la città di Ismaro. In un primo momento sembra una vittoria, ma l’eccesso e la mancanza di disciplina si trasformano presto in rovina: i Ciconi contrattaccano e costringono Ulisse e i suoi uomini a fuggire con gravi perdite. Da subito emerge un tratto ricorrente del poema: il ritorno non dipende solo dal coraggio dell’eroe, ma anche dalla capacità di controllare desideri, impulsi e avidità. I compagni di Ulisse, spesso incapaci di ascoltare i suoi ordini, contribuiscono più volte alla propria rovina.

Dopo Ismaro, le navi arrivano presso i Lotofagi, un popolo che si nutre del loto. Chi mangia quella pianta perde il desiderio di tornare a casa e vuole restare lì, in una sorta di oblio dolce e definitivo. Ulisse è costretto a trascinare via con la forza alcuni dei suoi uomini, perché il loto non uccide il corpo, ma cancella la memoria del ritorno.

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Il ciclope Polifemo e l’ira di Poseidone

L’episodio del Ciclope è uno dei più celebri dell’intera Odissea e uno dei momenti decisivi del viaggio. Ulisse e i suoi compagni approdano nella terra dei Ciclopi e finiscono nella grotta di Polifemo, un gigante con un solo occhio, figlio di Poseidone. Invece di accoglierli secondo le leggi dell’ospitalità, Polifemo li imprigiona e comincia a divorarli. Ulisse riesce a salvarsi grazie all’astuzia. Prima fa ubriacare il Ciclope, poi gli dice di chiamarsi “Nessuno”. Quando Polifemo viene accecato e chiede aiuto agli altri Ciclopi, può soltanto gridare che “Nessuno” lo sta uccidendo, rendendo vano il soccorso. L’inganno permette a Ulisse e ai compagni superstiti di fuggire, nascosti sotto il ventre degli arieti del gregge.

La vittoria contiene già l’origine della condanna. Mentre si allontana, Ulisse non resiste al bisogno di proclamare il proprio nome. Rivela a Polifemo di essere Odisseo, re di Itaca, l’uomo che lo ha accecato. Il Ciclope invoca allora il padre Poseidone, chiedendogli di rendere il ritorno dell’eroe il più doloroso possibile. Da quel momento, il dio del mare diventa il grande ostacolo del viaggio. Ulisse ha vinto con l’intelligenza, ma il desiderio di gloria ha trasformato quella vittoria in una maledizione.

Eolo, i Lestrigoni e Circe: il viaggio si fa più oscuro

Dopo la fuga dalla terra dei Ciclopi, Ulisse arriva sull’isola di Eolo, il signore dei venti. Questi gli consegna un otre in cui sono rinchiusi i venti contrari, lasciando libero solo quello favorevole al ritorno. Itaca sembra ormai vicina, ma proprio quando la meta è quasi raggiunta i compagni, convinti che l’otre contenga tesori, lo aprono di nascosto. I venti si scatenano e respingono la nave lontano dalla patria. Ulisse non è sconfitto da un mostro, ma dalla sfiducia e dall’avidità dei suoi uomini. Quando prova a tornare da Eolo per chiedere nuovamente aiuto, viene respinto: la sua sventura appare ormai come il segno di una colpa più grande.

La tappa successiva è ancora più tragica. Nella terra dei Lestrigoni, giganti cannibali distruggono quasi tutta la flotta. Ulisse perde molte navi e gran parte dei compagni. Da quel momento il viaggio si restringe, diventa più fragile e disperato. Non è più l’avventura di un esercito in ritorno da Troia, ma la sopravvivenza di un gruppo sempre più piccolo. La nave superstite arriva infine sull’isola di Eea, dove vive Circe. La maga accoglie gli uomini di Ulisse, ma li trasforma in porci. L’eroe riesce a resistere all’incantesimo grazie all’aiuto di Ermes e costringe Circe a restituire ai compagni forma umana. L’incontro con lei non resta però soltanto una minaccia. Ulisse si ferma sull’isola per un anno, e sarà proprio Circe a indicargli la tappa successiva: prima di tornare a Itaca, dovrà scendere nel mondo dei morti e interrogare l’indovino Tiresia.

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La discesa nell’Oltretomba e la profezia

La discesa nel mondo dei morti porta Ulisse a contatto con la memoria dei defunti e con il limite ultimo dell’esperienza umana. Qui incontra Tiresia, che gli annuncia le difficoltà ancora da affrontare e lo mette in guardia: se i suoi compagni toccheranno le mandrie sacre del Sole, il ritorno sarà segnato dalla rovina. Nell’Oltretomba Ulisse incontra anche la madre Anticlea, morta durante la sua assenza.

L’incontro con le ombre degli eroi della guerra di Troia amplia ancora di più il senso del poema. L’Odissea guarda all’Iliade da una distanza nuova: dopo la gloria della guerra resta il problema del ritorno, e non tutti gli eroi hanno trovato pace. Ulisse comprende che sopravvivere non significa essere salvo. Per tornare davvero, dovrà ancora superare prove che metteranno in discussione la sua volontà, il suo comando e la sua stessa identità.

Le Sirene, Scilla e Cariddi, l’isola del Sole

Ripartito da Circe, Ulisse affronta le Sirene, creature il cui canto promette conoscenza ma conduce alla morte. Ulisse vuole ascoltarle senza esserne distrutto. Ordina quindi ai compagni di tapparsi le orecchie con la cera e si fa legare all’albero maestro della nave, imponendo loro di non liberarlo per nessun motivo. In questo modo attraversa il pericolo senza cedere, ma anche senza rinunciare del tutto al desiderio di sapere. Subito dopo arriva il passaggio tra Scilla e Cariddi. Da una parte c’è Scilla, mostro che divora i marinai; dall’altra Cariddi, gorgo capace di inghiottire l’intera nave. Ulisse deve scegliere il male minore e accettare la perdita di alcuni compagni pur di salvare l’imbarcazione. Il comando, nell’Odissea, significa anche assumersi la responsabilità di decisioni terribili.

L’ultima grande colpa dei compagni avviene sull’isola del Sole. Tiresia e Circe avevano avvertito Ulisse di non toccare le mandrie sacre di Elio, ma gli uomini, spinti dalla fame, uccidono gli animali proibiti. La punizione è inevitabile. Quando la nave riparte, Zeus la colpisce con una tempesta e la distrugge. Tutti muoiono, tranne Ulisse. Rimasto solo, l’eroe viene trascinato dal mare fino all’isola di Calipso. Qui il viaggio sembra fermarsi di nuovo. Calipso lo trattiene a lungo e gli offre una vita fuori dal tempo, lontana dalla vecchiaia e dal dolore. Ma Ulisse continua a desiderare Itaca. Anche quando la sua casa è lontana, anche quando non sa cosa troverà, continua a scegliere il ritorno.

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Dai Feaci a Itaca: l’ultima parte del viaggio

Quando gli dèi decidono che Ulisse deve finalmente ripartire, l’eroe lascia Calipso e affronta un ultimo naufragio. Arriva nella terra dei Feaci, dove viene trovato da Nausicaa, figlia del re Alcinoo. Accolto alla corte, Ulisse racconta le sue avventure: è proprio attraverso questo lungo racconto che il poema ricostruisce molte delle tappe precedenti del viaggio. I Feaci diventano gli ultimi aiutanti del suo ritorno. Dopo aver ascoltato la sua storia, lo accompagnano finalmente a Itaca. Ma il rientro non coincide con una celebrazione immediata.

Ulisse arriva addormentato sulla riva e non si rivela subito. Atena lo aiuta a nascondere il proprio aspetto, trasformandolo in un mendicante. Dopo anni passati a cercare la patria, l’eroe deve imparare a rientrarvi in silenzio. Itaca non è più semplicemente la casa da raggiungere, ma un luogo da riconquistare. Ulisse deve capire chi gli è rimasto fedele, chi lo ha tradito, chi può aiutarlo e chi deve essere punito. Il ritorno diventa così una prova di riconoscimento. Prima ancora di riprendersi il trono, l’eroe deve verificare se esista ancora un posto per lui nel mondo che ha lasciato.

Il ritorno e la vendetta contro i Proci

Travestito da mendicante, Ulisse viene accolto dal fedele porcaro Eumeo. Poco dopo incontra Telemaco e gli rivela la propria identità. Telemaco non ritrova solo il padre perduto, ma trova finalmente l’alleato con cui affrontare i Proci che occupano il palazzo. Ulisse entra quindi nella sua casa senza essere riconosciuto. Sopporta insulti, umiliazioni e violenze, osservando i pretendenti e misurando la loro arroganza. Anche Penelope parla con lui senza sapere di avere davanti il marito. Il poema costruisce così una tensione progressiva: l’eroe è tornato, ma il suo ritorno resta invisibile fino al momento stabilito. Tutti temi recentemente raccontati anche in Itaca – Il Ritorno di Uberto Pasolini.

La svolta arriva con la prova dell’arco. Penelope promette che sposerà chi riuscirà a tendere l’arco di Ulisse e a far passare una freccia attraverso dodici scuri. I Proci falliscono uno dopo l’altro. Quando il mendicante chiede di provare, viene deriso, ma riesce a tendere l’arco con naturalezza. In quell’istante la finzione cade. Ulisse rivela la propria identità e, con l’aiuto di Telemaco e dei servi rimasti fedeli, uccide i pretendenti.

La strage dei Proci è il momento della vendetta, ma non è ancora il compimento del ritorno. Dopo aver riconquistato il palazzo, Ulisse deve essere riconosciuto da Penelope. Lei non si abbandona subito all’emozione: lo mette alla prova evocando il segreto del loro letto nuziale, costruito intorno a un ulivo radicato nella terra. Solo il vero Ulisse può conoscerne la natura. Quando l’eroe reagisce e dimostra di sapere, Penelope comprende che l’uomo davanti a lei è davvero suo marito.

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Il significato del viaggio di Ulisse

Il viaggio dell’Odissea non è soltanto una sequenza di avventure. Ogni tappa mette alla prova un aspetto diverso del ritorno. I Lotofagi minacciano la memoria, Polifemo la sopravvivenza, Circe la forma umana, le Sirene il desiderio di conoscenza, Scilla e Cariddi la capacità di scegliere, Calipso la tentazione di restare lontano dal dolore e dal tempo. Ulisse arriva a Itaca dopo aver perso tutto: le navi, i compagni, il bottino, la forza collettiva con cui era partito da Troia. Torna solo, travestito, irriconoscibile. Eppure proprio questa perdita rende il suo ritorno più profondo. Per essere di nuovo re, marito e padre, non gli basta arrivare fisicamente a casa. Deve dimostrare di essere ancora se stesso, e deve farlo in un mondo che ha imparato a vivere nella sua assenza.

È per questo che l’Odissea resta una storia potentissima anche oggi. Dietro i mostri, gli dèi e le isole incantate, il poema racconta una domanda essenziale: che cosa significa davvero tornare? Nel caso di Ulisse, tornare vuol dire attraversare il mare, sopravvivere alla guerra e alla collera divina, ma anche recuperare un nome, una casa e un’identità. Un materiale narrativo enorme, che spiega perché The Odyssey di Christopher Nolan sia già uno dei film più attesi: al centro non c’è soltanto l’epica di un eroe, ma il mistero del tempo che passa e di ciò che resta quando finalmente si rivede la propria Itaca.

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