Jeffrey Dean Morgan è uno di quegli attori il cui nome non è forte quanto quello dei personaggi che ha interpretato. Non tutti lo riconoscono subito, ma se gli parlate dello sfortunato Denny Duquette di Grey’s Anatomy, o del Comico di Watchmen, nella versione cinematografica di Zack Snyder, ecco che la sua faccia viene in mente a chiunque. L’ultimo dei suoi film passato qui in Italia è stato Le paludi della morte, visto anche alla Mostra del Cinema di Venezia edizione 2011, in cui recitava la parte di un detective conservatore e molto religioso di New York in trasferta nella periferia texana per indagare su un serial killer di prostitute. Ora torna sugli schermi con il ruolo di un padre disperato, alle prese con una figlia posseduta da un’antica maledizione, nell’horror The Possession, prodotto da Sam Raimi. Best Movie l’ha incontrato in esclusiva per parlare del film su un’assolata terrazza del centro di San Diego, dove Jeffrey si è presentato con un irresistibile look da motociclista: maglietta bianca, giubbotto nero che ha visto giorni migliori, e un paio di graffiatissimi Ray-Ban Wayfarer sul naso.

Cosa ti ha attirato di questo film rispetto ai tanti horror che escono al cinema o in home video?
Quel che mi ha attratto è che, un po’ come ne L’esorcista o in Rosemary’s Baby, il contesto è importante. È la storia di una famiglia, e tu pian piano ti interessi a queste persone, quindi quando cominciano a succedere “cose strane” sei davvero terrorizzato per loro e in particolare per la bambina. Insomma, non è il solito found footage con la camera traballante. È la storia di un padre che tenta di salvare la propria figlia.

Che tipo di padre interpreti?
Clyde è un padre divorziato, che dal divorzio è uscito veramente male. Ora le sue figlie vivono con la madre e lui le vede soltanto nel weekend, quindi quando sta con loro si comporta più da amico che da padre, gli piace giocare, vuole conquistarle. Tutto sommato non è la persona più responsabile del mondo.

Come reagisce quando iniziano le avvisaglie della possessione?
Quando cominciano ad accadere le prime cose soprannaturali, Clyde fa decisamente la figura dello scettico, e fino a che gli è possibile cerca di darsi una spiegazione razionale.

Natasha, la bambina che interpreta tua figlia Em, è veramente spaventosa in certi momenti. È stato strano vederla comportarsi in quel modo sul set?
Quando giri un film come questo è proprio la ragazzina, la protagonista, che fa la differenza. Può far funzionare il film o può distruggerlo, e Natasha è stata pazzesca. Non passava giorno sul set in cui non ci domandassimo come poteva una ragazzina di 11 anni fare quello che faceva lei.

Come ti trovi a recitare al fianco di attori così giovani?
Ho fatto diversi film con attori bambini e non c’è mai stata mezza misura: o erano splendidi, oppure era un inferno. In questo caso la cosa migliore del lavorare con Natasha, e con l’attrice che impersonava la sorella, è che erano molto professionali sul set ma poi – tra una ripresa e l’altra – si comportavano come bambine della loro età, venivano a farmi gli scherzi in camerino, e questo alleggeriva parecchio l’atmosfera visto che il film è da subito molto cupo.

Fai tantissima TV, oltre che recitare per il cinema. Come scegli e alterni piccolo e grande schermo?
Ti direi, nell’ordine: lo script, il regista, le persone con cui puoi lavorare, e l’esigenza di fare sempre cose diverse. Per esempio, visto il successo di Grey’s Anatomy, temevo di restare incastrato solo in commedie romantiche. Devi considerare che per me il successo è arrivato molto tardi: ho fatto questo lavoro per più di vent’anni, ma fino a otto anni fa, se chiedevi in giro, nessuno aveva idea di chi fossi. Quindi ora che è arrivato cerco di approfittarne per fare cose diverse.

Chiudo facendoti la solita domanda: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Intanto, appena finito qui, tornerò sul set di Magic City (il serial TV delle rete via cavo Starz, di cui è protagonista e di cui è prevista nel 2013 la seconda stagione, NdR), e poi ho 5 film già in programma, tutti in varie fasi della preproduzione. L’obiettivo finale sarebbe quello di riuscire anche a dirigere un mio film, qualcosa a basso budget, basato soprattutto sugli attori.

 

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