Nel 1991, due anni dopo il successo clamoroso del Batman di Tim Burton e molto prima dell’esplosione del Marvel Cinematic Universe, arrivò nelle sale un film di supereroi completamente diverso da quelli che oggi dominano il grande schermo. Non apparteneva né all’universo Marvel né a quello DC, non puntava su un tono cupo o su una mitologia già enorme, eppure ancora oggi viene ricordato come uno dei cinecomic più affascinanti mai realizzati fuori dai due grandi colossi editoriali. Quel film era Le avventure di Rocketeer.
Uscito il 21 giugno 1991, Rocketeer è diventato nel tempo un vero cult, anche se all’epoca non ottenne il successo sperato al botteghino. Diretto da Joe Johnston, il film è ambientato nel 1938 e racconta la storia di Cliff Secord, un pilota acrobatico che trova per caso un prototipo di jetpack e finisce per trasformarsi in un eroe mascherato capace di volare. Il personaggio nasce dall’omonima serie a fumetti creata da Dave Stevens negli anni Ottanta, pubblicata al di fuori dei circuiti Marvel e DC.
La forza di Rocketeer sta prima di tutto nella sua identità rétro. Il film è una dichiarazione d’amore ai vecchi serial d’avventura, al cinema pulp, all’immaginario degli anni Trenta e a un’idea di eroismo più limpida e romantica rispetto a quella che, negli anni successivi, avrebbe dominato molti racconti supereroistici. Mentre Batman aveva riportato i supereroi al cinema attraverso un’estetica gotica e tormentata, The Rocketeer recuperava il fascino degli aviatori, delle spie, dei gangster e delle grandi avventure da matinée.
Nel cast troviamo Billy Campbell nei panni di Cliff Secord, Jennifer Connelly in quelli della fidanzata Jenny Blake, Alan Arkin nel ruolo del meccanico Peevy, Terry O’Quinn in quello di Howard Hughes e Timothy Dalton come il villain Neville Sinclair. La storia prende avvio quando l’aereo di Cliff viene distrutto, mettendo a rischio i suoi sogni da pilota. Poco dopo, lui e il suo meccanico scoprono un prototipo rubato di zaino-razzo: un’invenzione che attirerà l’attenzione di criminali, FBI e dello stesso Hughes.
Nel complesso, si tratta di un film d’avventura dal passo classico, costruito su inseguimenti, voli spettacolari, intrighi e un senso di meraviglia che oggi appare quasi raro. The Rocketeer non cerca mai di sembrare più grande di ciò che è: racconta la nascita di un eroe per caso, un uomo normale che non cerca il potere, ma che finisce per usarlo quando capisce di poter fare la cosa giusta.
All’uscita, però, il film non fu il successo che Disney sperava: incassò circa 46,5 milioni di dollari a fronte di un budget stimato tra i 35 e i 40 milioni, un risultato troppo debole per trasformarlo subito in un franchise. La risposta della critica fu più positiva di quella del pubblico, ma anche in quel caso non mancarono osservazioni sulla semplicità della trama e sulla mancanza di maggiore profondità narrativa.
Con il passare degli anni, però, proprio quella semplicità è diventata parte del suo fascino: The Rocketeer non è sovraccarico, non prova a costruire un universo condiviso e non anticipa dieci sequel. È un film che crede ancora nel piacere puro dell’avventura, nella figura dell’eroe virtuoso e nella possibilità di raccontare una storia supereroistica con leggerezza, eleganza e nostalgia.
Anche dal punto di vista visivo, il film conserva una personalità molto forte. I costumi, le scenografie, il design del casco e del jetpack, l’atmosfera da Hollywood classica e l’attenzione ai dettagli rendono The Rocketeer uno dei period movie più riusciti tratti da un fumetto. Le sequenze di volo, realizzate con il contributo di Industrial Light & Magic, appartengono a un’epoca precedente alla saturazione digitale del cinema contemporaneo e mantengono ancora oggi un senso di meraviglia artigianale.
Il percorso editoriale del personaggio è altrettanto interessante. Dave Stevens pubblicò per la prima volta The Rocketeer nel 1982 con Pacific Comics, una casa editrice indipendente che attirò diversi autori desiderosi di maggiore libertà creativa rispetto ai grandi editori. Dopo la chiusura di Pacific, il personaggio passò attraverso altre realtà come Eclipse Comics, Comico e Dark Horse.
Dal 2009, i diritti sono passati a IDW Publishing, che ha continuato a pubblicare storie dedicate al personaggio coinvolgendo diversi team creativi. Il fatto che un eroe nato fuori dai grandi marchi sia riuscito comunque a diventare protagonista di un film Disney contribuisce ancora oggi al fascino particolare di The Rocketeer: è un cinecomic fuori scala, ma anche fuori sistema, lontano dalle logiche industriali che avrebbero poi dominato il genere.
A rendere The Rocketeer ancora più importante è anche il percorso successivo di Joe Johnston. Vent’anni dopo, il regista avrebbe diretto Captain America: Il primo Vendicatore, uno dei primi film del Marvel Cinematic Universe e, non a caso, un altro racconto supereroistico ambientato nel passato, costruito attorno a un eroe moralmente limpido e a un immaginario bellico e rétro.
Negli anni, Disney ha provato a riportare in vita il personaggio anche per un pubblico più giovane, con una serie animata di Disney Junior dedicata alla pronipote di Cliff Secord. Si è parlato più volte anche di un possibile nuovo film, e in passato nomi come James Wan sono stati accostati a un rilancio del franchise. Eppure, nonostante i tentativi di espansione, l’originale del 1991 resta ancora il punto più alto della storia cinematografica del personaggio.
A 35 anni dalla sua uscita, The Rocketeer continua a funzionare perché possiede qualcosa che molti cinecomic moderni faticano a ritrovare: il piacere puro dell’avventura. Non ha bisogno di universi condivisi, grandi crossover o mitologie infinite: gli basta un uomo, un jetpack, un casco iconico e la voglia di fare la cosa giusta.
Fonte: ScreenRant
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