The Vampire Diaries è ricordata come una delle serie fantasy più amate della sua generazione, capace di conquistare fin da subito i fan con il suo mix di romanticismo, atmosfere horror e intrighi millenari. Se tra i personaggi più iconici vi sono senza dubbio Elena, Damon, Stefan e Klaus, vale la pena notare come l’arco narrativo più tragico di tutta la saga sia andato in sorte ad un personaggio decisamente sottovalutato.
Stiamo parlando di Finn Mikaelson, primogenito della famiglia Mikaelson a lungo dimenticato e messo ai margini tanto dalla narrazione della serie che dalla sua stessa famiglia. Eppure, la sua storia è una delle più dolorose dell’intera lore di The Vampire Diaries.
A differenza dei suoi fratelli, nati nel Nuovo Mondo, Finn viene al mondo nel Regno di Norvegia, e affronta con i genitori il difficile viaggio verso quella che diventerà Mystic Falls. Già adulto al momento della trasformazione in vampiro, è sempre stato più maturo, riflessivo e vicino alla madre Esther, condividendo con lei il peso del segreto riguardante la scomparsa di Freya.
Purtroppo, questo spirito pacato l’ha sempre reso un elemento scomodo agli occhi del ben più spietato Klaus. Quando la Fratellanza dei Cinque colpisce gli Originali, Klaus non esita infatti a libera tutti quanti eccetto Finn. Da quel momento, il primogenito rimane così inchiodato dentro una bara per 900 anni, cosciente ma impotente. Né Rebekah, né Elijah, né Kol si preoccupano di liberarlo, comportandosi di fatto come se Finn non fosse mai esistito.
Una volta avvenuta la sua liberazione, Finn incontra nuovamente Sage, la prima vampira da lui trasformata e nonché l’amore della sua vita. Una relazione viene tuttavia spezzata dalla nuova prigionia di Finn, che costringe i due amanti a rimanere separatai per secoli. Ma il peggio deve ancora venire dal momento che, quando riescono finalmente a ritrovarsi, il destino gioca la sua carta più crudele: Finn viene ucciso con un paletto di Quercia Bianca da Matt Donovan con Sage legata alla sua linea di sangue, che perisce poco dopo.
Il motivo dietro tutta questa sofferenza? La sua umanità. Finn non voleva che i suoi fratelli uccidessero indiscriminatamente e senza scrupoli, sognava per sé un’esistenza più compassionevole. Per Klaus si sarebbe invece trattata di una noia insopportabile, non esitando a far sparire il fratello appena possibile.
Quando Esther fa ritorno, anche Finn si schiera contro la sua famiglia: ormai convinto che gli Originali siano un abominio, partecipa al rituale per legare le loro vite, così che la morte di uno porti inevitabilmente alla morte di tutti. Il piano fallisce, ma la sua convinzione resta ferrea fino alla fine: la famiglia Mikaelson non porta altro che dolore. Sarà quindi lui il primo Originale a morire nel corso di The Vampire Diaries, dando vita ad un’uscita di scena rapida e crudele, che sancisce la fine di un personaggio che aveva appena iniziato a vivere.
In un universo narrativo dove il tema dell’amore eterno è centrale, la storia di Finn rappresenta senza dubbio l’eccezione più straziante e difficile da accettare a cuor leggero, dal momento che non ha mai avuto una vera possibilità né ha mai goduto dei benefici dell’immortalità. Finn Mikaelson è quindi il simbolo tragico della saga di The Vampire Diaries: dimenticato dai suoi fratelli, tradito dal destino, e punito per aver cercato di restare umano.
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Fonte: CBR
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