La quarta stagione di The Witcher era attesa con una certa inquietudine: dopo l’uscita di Henry Cavill, l’arrivo di Liam Hemsworth nel ruolo di Geralt di Rivia era diventato il cuore del dibattito, oscurando quasi tutto il resto. La curiosità – e la diffidenza – attorno al nuovo volto dello stregone hanno dominato il periodo precedente alla premiere, trasformando Hemsworth nel fulcro di giudizi, confronti e inevitabili polemiche. Ma, una volta usciti i nuovi episodi, è apparso chiaro che il recasting non era il vero nodo irrisolto della serie. Al contrario, The Witcher 4 ha finalmente affrontato – e risolto – un problema molto più profondo: il ruolo narrativo di Geralt all’interno del racconto.
Per anni, la serie ha fatto gravitare quasi tutto intorno al suo protagonista, anche quando la storia dei romanzi suggeriva una struttura corale, fondata sul legame tra Geralt, Ciri e Yennefer. Le stagioni 2 e 3, infatti, hanno continuato a privilegiare l’eroe solitario, mantenendolo al centro anche quando gli eventi avrebbero richiesto una prospettiva più ampia. Il risultato? Geralt, con il suo carattere taciturno e il suo vagabondare episodico, finiva spesso per indebolire la progressione narrativa, soprattutto quando costretto a missioni isolate che rallentavano l’arco principale.
La vera svolta arriva solo nella quarta stagione, dove Yennefer di Vengerberg emerge finalmente come il fulcro emotivo e politico della serie. Interpretata da una straordinaria Anya Chalotra, Yennefer diventa l’elemento che unisce le linee narrative, muove la trama e dà forma alle decisioni che cambiano il continente. Mentre Geralt affronta ancora le conseguenze della sconfitta contro Vilgefortz e resta per gran parte della stagione in una posizione di fragilità, Yennefer porta avanti la storia con una determinazione feroce: è lei a prendere in mano il destino di Ciri, a ricostruire ciò che resta dell’Aretuza e a tentare di guidare le maghe verso un futuro nuovo, libero dai vecchi schemi.
La serie torna così alla visione originale di Sapkowski, dove Yennefer non è un semplice comprimario ma una protagonista a tutti gli effetti, con un arco narrativo complesso, segnato da errori, sacrifici e scelte difficili. La sua evoluzione – da giovane donna desiderosa di potere a figura materna capace di mettere in discussione tutto ciò che credeva di volere – aggiunge alla serie una profondità che Geralt, da solo, non poteva sostenere.
Il vero “problema Geralt”, dunque, non era tanto il volto a interpretarlo, ma l’idea che dovesse essere l’unico perno del racconto. The Witcher 4 corregge questa rotta, costruendo un equilibrio finalmente maturo tra i tre protagonisti e consegnando a Yennefer lo spazio che le spetta. E il risultato è una stagione più coesa, più emotiva e soprattutto più fedele allo spirito della saga.
Paradossalmente, il recasting – da tutti considerato il rischio maggiore – finisce per essere solo un dettaglio. La scelta più importante, e più riuscita, è stata liberare la storia dall’idea che Geralt dovesse esserne sempre al centro. È questo, più di ogni altra cosa, che ha rimesso in moto The Witcher.
