Ci troviamo nell’est dell’Australia, circa 70 chilometri a sud della capitale Brisbane, e siamo diretti verso il set di Thor: Ragnarok, sequel di Thor: The Dark World e diciassettesimo film del Marvel Cinematic Universe. Ci vuole una mezz’ora di pullman per raggiungere la meta, ovvero gli studi cinematografici Marvel di Oxenford, che rispondono al nome di Village Roadshow Studios. Quando arriviamo per prima cosa ci viene consegnata una pellicola scura da applicare sull’obiettivo dei nostri smartphone. Poi cominciamo a girare per i grandi teatri di posa, ma anche per gli scenari allestiti alla luce del sole. Sono immensi, come spesso accade con tutto quello che si trova in Australia. La prima persona che incontriamo è Dan Hennah, il production designer, uno abituato a lavorare con un genio come Peter Jackson. Sulle pareti del suo ufficio ci sono i disegni che ripercorrono tutta la trama del nuovo Thor e soprattutto che raffigurano le location che vedremo nel film, diretto da Taika Waititi, salito alla ribalta nel 2014 con la folle horror comedy vampiresca What We Do in the Shadows. In questo modo cominciamo a prendere confidenza con Muspelheim, Asgard, New York ma anche con Wasteland e Sakaar. 

La seconda tappa è all’aperto. Ci fanno passeggiare sulla mitica Piazza di Asgard. E la chiamano proprio “piazza”, in italiano, e non “plaza” o “square”. Per costruirla ci sono volute più di 400 persone e circa quattro mesi di lavoro. I costumi sono un altro aspetto molto importante di Thor: Ragnarok, così come lo sono per tutti i film di questo tipo, perché si fondano su una precisa idea iconografica. Conosciamo la customer designer Mayes C. Rubio, è lei la responsabile di tutti gli abiti. Ogni capo è diverso e non esistono divise di gruppo. […]

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