Terzo film consecutivo per Edoardo Leo con la co-protagonista Ambra Angiolini, ed è proprio il caso di dire “non c’è due senza tre” visti anche i due anni passati in tournée nei teatri italiani con lo spettacolo a cui il film si ispira. Dal palcoscenico al cinema la trasformazione dei due protagonisti non è stata semplice. Lei narcolettica, lui cleptomane si incontrano per la prima volta dallo psichiatra da cui sono in cura. Una storia d’amore di respiro hollywoodiano che ricorda (solo per la tematica trattata) quella de Il lato positivo.
Abbiamo incontrato a Roma gli attori protagonisti e il regista di Ti ricordi di me?, in uscita oggi, giovedì 3 aprile, nelle nostre sale: ecco il resoconto dell’incontro stampa e, in fondo all’articolo, la nostra video intervista in esclusiva.
Come avete lavorato all’adattamento cinematografico?
Rolando Ravello: «La prima telefonata l’ho fatta a loro due, siccome avevo il terrore che si fossero incancreniti nel personaggio dopo anni di spettacoli teatrali! Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura prima di andare sul set. E per me è stato naturale scostarmi dalla visione teatrale perché avevo un’idea diversa».
Edoardo Leo: «Abbiamo deciso di fare prima due anni di tournee prima di fare un film. Abbiamo capito che avevamo bisogno di qualcuno a cui affidarci, una visione terza per realizzare l’adattamento cinematografico. Ci voleva anche un altro passaggio, la visione registica, e pensavamo che Ravello fosse la persona idonea per questo».
Ambra Angiolini: «La differenza per me è stata notevole. In teatro avevamo toni teatrali, diretti a un pubblico presente li in sala. Nel film tutte le certezze sono venute a mancare e sono rimasta con poco di mio, lavorando nella sua direzione. Dovevo togliere ogni giorno una parte di quello che avevo costruito in teatro da sola. Dopo la prima settimana volevo sparire dal mondo, non riuscivo a capire quello che stavo facendo, avevo paura di sbagliare, di creare un personaggio diverso che nella visione del personaggio pensato da Rolando potevano essere sbagliate».
Quanta storia e quanta favola c’è? Quanto avete voluto tirar fuori dalla vita di tutti i giorni questo racconto?
R.R.: «Possiamo dire che c’è il filtro della favola, con personaggi veri, radicati nel reale. Abbiamo lavorato tanto sull’emotività, soprattutto sul finale del film, che abbiamo fortunatamente girato negli ultimi giorni. Avevo studiato tutti i dettagli, ma nel dialogo conclusivo fra loro due improvvisamente si è tolto un coperchio di un viaggio dei due personaggi e Ambra è scoppiata a piangere, dando la giusta emozione e naturalezza che stavamo cercando».
Qual è secondo lei il fascino del suo personaggio, così diverso da tutte le “eroine” delle commedie romantiche?
A.A.: «Il fascino di questi due personaggi è che nella realtà sarebbero due emarginati, ma magicamente creano un mondo a parte, pur il racconto rimanendo ambientato in un mondo reale. La cosa speciale è che i difetti, che ti mettono a margine, come la narcolessia di lei e la cleptomani di lui diventano invece il loro punto di forza, due pezzi unici che si uniscono. Vincono nella vita e nella loro voglia di stare insieme, pieni di difetti ma in una posizione e in un mondo giusto».
Qui sotto, la video-intervista a Edoardo Leo e Ambra Angiolini:
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