Alcuni film capaci di raccontare l’adolescenza lo fanno in modo così profondo da lasciare un segno indelebile, anche doloroso. Paranoid Park (2007) di Gus Van Sant è un perfetto esempio: un’opera contemplativa sul senso di colpa e la perdita dell’innocenza, che ha affascinato molti, ma allo stesso tempo messo in crisi chi rivive quei sentimenti.
Paranoid Park segue Alex (Gabe Nevins), uno skater sedicenne coinvolto accidentalmente nella morte di una guardia nel famoso skatepark di Portland. Il film adotta una narrazione frammentata e priva di dialoghi convenzionali: assistiamo al dramma interiore di Alex, tra ricordi, immagini sgranate in Super 8 e panoramiche silenziose, mentre il ragazzo lotta con un peso insostenibile.
La critica ha riconosciuto la forza visiva dell’opera: Metacritic lo accredita come «Universal Acclaim» con un metascore di 84/100, mentre Roger Ebert lo ha definito «in fuga emotiva e stilistica», lodando la delicatezza con cui Van Sant affronta l’emarginazione adolescenziale. Altri recensori, come quelli di The Spool, ne hanno apprezzato la fusione tra realismo e poesia visiva, tra immagini in 35 mm e Super 8 ricchi di sogno.
Eppure, tra gli spettatori la reazione è spesso contrastante. Su Reddit, un utente lamenta la difficoltà di trovarlo in streaming ma lo difende con affetto: «Questo è un grande film di cui nessuno parla mai». Un altro utente riflette così sul ritorno ai film del regista: «Adoro assolutamente Paranoid Park… potrebbe essere l’ultimo film che ha fatto e che ho amato. Vorrei che tornasse ai giorni di Elephant, Paranoid Park, Last Days».
La sensazione, per molti, è che Paranoid Park rovini il fascino nostalgico dell’adolescenza. È bello sì, ma così meditativo e privo di risposte da lasciare un senso di malinconia prolungata, se non di frustrazione. E forse è proprio questo che lo rende speciale. Non è un teen drama nel senso consueto: non c’è redenzione, né epilogo consolatorio. È un’esperienza senza sensazioni forti, fatta di atmosfera, passato che non si dipana, paesaggi mentali che restano sospesi.
Forse è per questo che qualcuno lo sconsiglia: perché riapre ferite, scuote piccole coscienze e non offre rassicurazioni. Ma se cercate un cinema capace di ferire con delicatezza, di restituire il peso della colpa e il silenzio del crescere, Paranoid Park è decisamente da vedere.
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