Il cinema americano possiede praticamente da sempre la capacità di raccontare grandi storie familiari, di chiudere un gruppo di personaggi in una casa e lasciare che amori, frustrazioni, incomprensioni e rimpianti producano storie toccanti e spesso grande cinema. This Is Where I Leave You si inserisce di prepotenza in questo filone come uno dei migliori film prodotti negli ultimi anni. Lo spunto non potrebbe essere più classico: in occasione della morte del padre quattro fratelli Altman si ritrovano a passare un’intera settimana sotto le antiche mura domestiche, coccolati e insieme strigliati da una madre affettuosa ma autoritaria. Tanto, molto tempo da passare insieme per adulti che vivono ormai ognuno per conto suo, schiacciato dalla propria disillusione quotidiana.
Basterebbe il cast a rendere interessante il lungometraggio diretto da Shawn Levy e ispirato dal romanzo di Jonathan Tropper: almeno tre generazioni di grandi, grandissimi attori si confrontano in una commedia drammatica che una volta tanto centra l’obiettivo di dare il giusto spazio a ognuna delle figure messe in scena senza renderle stucchevoli o manichee. Equilibrato sia nella storia che nel gestire i toni drammatici con quelli più leggeri, This Is Where I Leave You è un piccolo grande gioiello di cinema intimista che però sa parlare al grande pubblico, raccontando sentimenti e solitudini contemporanee. A rimanere impresse sono le situazioni familiari, il confronto tra fratelli, la dolcissima malinconia che molte frasi e molti sguardi sprigionano. Il referente principale è un capolavoro come Il grande freddo di Lawrence Kasdan, omaggiato da Levy in più di un’occasione.


Anche se ci troviamo in presenza di un lungometraggio evidentemente corale, This Is Where I Leave You possiede comunque un solo grande protagonista: Jason Bateman. Finalmente la sua vena elegante e malinconica viene incanalata in un personaggio che non deve per forza essere comico, ma che può lasciare invece trasparire tutta la sua simpatia e la sua ironica umanità attraverso situazioni drammatiche. L’attore lo riempie con una delle sue performance migliori, paragonabile per incisività e dolcezza a quella regalataci in Juno. Accanto a lui risplendono comunque anche tutti gli altri magnifici interpreti, tra cui vale la pena sottolineare un sorprendentemente efficace Adam Driver.
Il dolore di vivere, la difficoltà di rapportarsi al sangue del proprio sangue, il tempo che passa inesorabile e porta via molte delle speranze un tempo accarezzate. Questi e molti altri sono i temi che This Is Where I Leave You affronta in maniera composta e sincera, soprattutto efficacissima a livello puramente cinematografico. Storia, interpretazioni, regia: tutto funziona al meglio. Per il momento il miglior film visto qui al Toronto Film Festival.

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