Lo chiamavano Jeeg Robot è stata una delle sorprese più liete del festival di Roma. È ha riscosso un gran successo anche al Lucca Comics and Games (guarda la video-recensione di Dario Moccia). Merito di una struttura da superhero movie più pop (e quindi meno “autoriale” del Ragazzo invisibile di Salvatores), inedita per il panorama cinematografico italiano. Questo grazie alla sensibilità del regista Gabriele Mainetti (leggi la nostra intervista a Lucca) – e dello sceneggiatore Nicola Guaglianone, che ha creato il soggetto -, che ha saputo mixare più generi offrendo sia uno spettacolo d’intrattenimento puro, ma anche una riflessione sul sociale da non trascurare.

Questa profondità di lettura, con cui vengono reinterpretati celebri fenomeni della cultura pop, la ritroviamo anche nei due cortometraggi realizzati dal regista (e scritti sempre da Guaglianone) che vi riportiamo qui sotto, Tiger Boy e Basette: il primo, ispirato a L’Uomo Tigre, racconta di un bambino di nove anni che a casa e a scuola indossa la maschera del suo idolo, il wrestler Il Tigre, senza mai togliersela (comportamento che vuole essere anche una richiesta d’aiuto…); il secondo racconta la storia di Antonio, un ladro che, ferito durante il colpo “della svolta”, immagina lui e i suoi amici all’interno della saga di Lupin III: un modo per andarsene con un sorriso…

Dei cortometraggi ne parliamo anche su BreaKing Pop al minuto 8:26:

TIGER BOY from Goon Films on Vimeo.

BASETTE from Goon Films on Vimeo.

 

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