Nel 1996, in un panorama televisivo già affollato di procedural e sitcom, fece il suo debutto una serie basata su una premessa tanto semplice quanto suggestiva, destinata a distinguerla da tutto ciò che era arrivato sul piccolo schermo fino a quel momento. L’idea degli sceneggiatori Vik Rubenfeld e Pat Page affondava le sue radici in una domanda ben precisa che ci siamo posti tutti: cosa faremmo se potessimo conoscere in anticipo cosa accadrà domani?
Da questo spunto è nata Ultime dal cielo, una miscela sorprendente di realismo quotidiano unita alla suggestione dell’inspiegabile che conquistò il pubblico dal 1996 al 2000. Protagonista era un allora trentenne Kyle Chandler nei panni di Gary Hobson, ex agente di cambio di Chicago con una vita alla deriva che, dopo la separazione dalla moglie, si trasferisce in un hotel vivendo alla giornata. Almeno fino a quando, ogni mattina, sulla soglia della sua porta compare un misterioso gatto arancione accompagnato da una copia del quotidiano Chicago Sun-Times… del giorno dopo. In poco tempo Gary comprenderà bene come conoscere il futuro – seppur con breve anticipo – possa aiutarlo a salvare le vittime annunciate delle tragedie riportate sul giornale.
Ambientata in una Chicago viva e pulsante, la serie sceglie – saggiamente – di concentrarsi sul quotidiano dei suoi personaggi mettendo da parte ogni possibile spiegazione sull’evento soprannaturale. Ogni episodio viene concepito come un piccolo film televisivo dove il tempo è allo stesso tempo alleato e nemico, tra dilemmi morali, scelte difficili e la costante domanda su come e in che misura sia giusto interferire col destino, mentre Gary cercava un equilibrio tra amicizie, amori e il peso sempre più grande del “sapere troppo”.
Nel percorso di Gary è poi fondamentale il suo rapporto col miglior amico Chuck Fishman (Fisher Stevens), presenza capace di alleggerire la tensione con ironia, ma anche di incarnare la tentazione più umana di tutte, ovvero usare quel dono per tornaconto personale. Dopo la seconda stagione, l’uscita di scena di Chuck – mai del tutto spiegata – divise i fan e segnò un cambio di rotta emotivo per la serie, pur senza intaccarne l’anima. Accanto a Kyle Chandler, sempre più convincente nel ruolo dell’uomo comune chiamato a fare la cosa giusta, spicca poi anche Shaneisa Davis-Williams nei panni di Marissa Clark, receptionist cieca che diventa la bussola morale di Gary nei momenti di maggior difficoltà.
Durante le sue quattro stagioni, Ultime dal cielo non ha mai perso la propria identità, mantenendo il suo status di serie luminosa e mai cinica, profondamente incentrata sul lato umano, che ci ricorda che anche nei momenti più bui sia possibile fare appello al meglio che alberga dentro di noi. Chi sta riscoprendo la serie oggi non ha potuto fare a meno di lodarne il velato approccio “ottimista” tipico di molte produzioni della decade: «Se fosse realizzata oggi suonerebbe molto ingenua, ma una volta iniziata non si può smettere di guardarla», ha osservato un utente, mentre un altro ha usato parole ancora più nette: «L’ho amata! Fidatevi, tira fuori il meglio da ognuno di noi.»
Rivedere oggi episodi come “Previsioni del tempo“, in cui vecchi legami riemergono sotto la pressione di un disastro imminente, aiuta a capire perché la serie abbia lasciato un segno così profondo. Ultime dal cielo era, in fondo, uno specchio delle nostre ossessioni che non ha esitato a indagare l’innato desiderio di controllare il destino, affrontando il tutto con empatia, ironia e una fiducia incrollabile nel prossimo.
Proprio per questo, a distanza di anni, recuperarla oggi è un gesto quasi necessario in un mondo sempre più polarizzato e diviso dove non riusciamo o vogliamo provare ad ascoltare posizioni diverse dalle nostre. Ultime dal cielo parla in definitiva di responsabilità, amicizia e seconde possibilità ricordandoci puntata dopo puntata, che il domani lo costruiamo soprattutto con le scelte che facciamo oggi.
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Foto: CBS
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