Nessuno si azzarderebbe mai a rubargli l’identità, seppur digitale. Nessuno che abbia visto quell’espressione seria, un po’ minacciosa (ma pur sempre divertita) che ha assunto quando glielo abbiamo chiesto. Con quel ghigno ambiguo che riportava alla memoria il suo Norman Osborn di Spider-Man. Willem Dafoe è un cinquantottenne del Wisconsin che dimostra il suo essere poliedrico e sempre pronto a nuove sperimentazioni artistiche. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione di Beyond: Due anime, videogioco per PlayStation 3 interamente realizzato in performance capture, a cui l’attore ha prestato volto e corpo insieme alla giovane collega Ellen Page.
Cosa farebbe se le “rubassero” digitalmente le sembianze per realizzare uno spot, un videogame o un film?
«Rubare la mia faccia? Non credo che succederà! Perché la mia faccia non va bene per questo genere di manipolazioni, quindi non corro il rischio di sapere cosa farei in una situazione del genere».
A oggi non solo gli attori si possono digitalizzare, anche gli spettatori: crede che in futuro si venderanno posti per recitare accanto a voi superstar?
«Questa è davvero divertente! Credo che qualcuno stia già lavorando a un progetto del genere. Mi ricordo che quando ero un bambino c’era un LP, un disco in vinile in piena regola, che si chiamava, non ricordo bene, Play a Scene o qualcosa di simile. In pratica sul disco erano incisi alcuni dialoghi tratti da film famosi. In allegato c’era una sceneggiatura con uno spazio vuoto alla fine di ogni frase. In questo modo si potevano recitare proprie battute in una scena con Humphrey Bogart, Clark Gable o Lauren Bacall. Questa è un’idea simile a quella ipotizzata, realizzata solo in forma più semplice. Sono sicuro che qualcuno arriverà a creare uno scenario del genere, ma spero di essere morto per allora!». (ride)

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