Torna in tv stasera Tolo Tolo, il film più discusso e divisivo della carriera di Checco Zalone, nonché quello con cui il comico pugliese ha scelto di cimentarsi per la prima e finora unica volta anche dietro la macchina da presa. Campione d’incassi al momento dell’uscita, arrivato nelle sale il 1° gennaio 2020 dopo settimane di polemiche e aspettative altissime, il film occupa ancora oggi un posto particolare nella filmografia dell’attore: non solo perché ha provato ad allargare il raggio della sua comicità, ma anche perché lo ha fatto toccando un tema sensibile e infiammabile come quello dell’immigrazione, dividendo pubblico e critica come mai era successo prima.
Di cosa parla Tolo Tolo
La storia del film, che potete rivedere stasera sul Canale 34 alle 21.00, segue Checco, piccolo imprenditore pugliese pieno di debiti dopo il fallimento del suo ristorante di sushi in provincia. Per sfuggire al fisco e ai creditori, decide di lasciare l’Italia e raggiungere l’Africa, dove trova lavoro in un villaggio turistico. È l’inizio di un’avventura che sembra nascere come una fuga opportunistica, perfettamente in linea con il personaggio zaloniano più classico: ingenuo, egoista, furbesco, incapace di guardare davvero oltre il proprio tornaconto. Ma quando il resort viene travolto da un attacco armato, la sua permanenza africana si trasforma in qualcosa di molto diverso. Checco si ritrova infatti a condividere la fuga con Oumar, Idjaba e il piccolo Doudou, intraprendendo con loro lo stesso percorso che affrontano migliaia di migranti nel tentativo di arrivare in Europa.
Da quel momento Tolo Tolo cambia passo e prova a rovesciare il punto di vista. Il protagonista italiano, che fino a quel momento osservava tutto con superficialità e sarcasmo, si ritrova a vivere da vicino il deserto, la violenza, le soste forzate, la Libia e infine la traversata del Mediterraneo. Zalone costruisce così un film che usa la sua maschera comica per attraversare una vera e propria odissea migrante, alternando gag, numeri musicali e momenti più amari. È proprio questa la sua ambizione più evidente: far convivere il personaggio “meravigliosamente mediocre” di sempre con una materia narrativa più dura, politica e drammatica del solito.
Razzismo o buonismo
Ed è qui che si apre la domanda che ha accompagnato il film fin dalla sua uscita: Tolo Tolo è razzista o buonista? La risposta, probabilmente, sta nel fatto che è stato percepito in entrambi i modi. Da un lato, una parte del dibattito ha accusato Zalone di aver giocato con stereotipi pericolosi, soprattutto dopo il lancio del trailer-canzone Immigrato, giudicato da molti ambiguo e capace di rilanciare luoghi comuni sul tema senza smontarli davvero. Anche nel film, secondo alcuni, la scelta di usare una comicità scorretta e una caricatura così marcata rischia di trasformare il razzismo in materiale da battuta, lasciando spazio a un’ambiguità che non sempre viene risolta fino in fondo.
Dall’altro lato, però, c’è chi ha letto Tolo Tolo in maniera esattamente opposta, cioè come un film apertamente umanitario, perfino troppo. In questa prospettiva, Zalone non sarebbe affatto interessato a colpire i migranti, ma piuttosto a mettere a nudo vizi, paure e ipocrisie dell’italiano medio, mostrando l’assurdità di certi discorsi sull’immigrazione. Il bersaglio della satira sarebbe allora il razzismo strisciante, insieme al trasformismo morale di chi giudica tutto da una posizione protetta. Per alcuni, però, proprio qui sta il problema: dopo aver provocato, il film finirebbe per rifugiarsi in una morale troppo rassicurante, troppo accomodante, troppo “buona”.
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Il film più controverso di Zalone
In fondo è questa tensione a rendere Tolo Tolo il titolo più controverso di Checco Zalone. Non ha la compattezza comica dei suoi maggiori successi, compreso il recente e fenomenale Buen Camino, perché fa ridere meno e più amaramente, ma prova a spingersi in una zona più rischiosa, dove la satira incontra il racconto civile. Per qualcuno è un film irrisolto, che vuole tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Per altri è invece proprio questa sua ambiguità a renderlo interessante. Resta il fatto che, a distanza di anni, continua a far discutere perché non si lascia incasellare facilmente: troppo scorretto per essere solo edificante, troppo compassionevole per essere davvero cinico. Ed è forse per questo che, nel bene e nel male, Tolo Tolo resta il film più spiazzante mai firmato da Zalone.
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