Biondo, alto ed elegantemente casual, Tom Hiddleston arriva alla roundtable pochi minuti dopo Mia Wasikowska (qui la nostra intervista all’attrice). È molto a suo agio, e saluta cordialmente i giornalisti stringendo ad ognuno la mano. Anche lui è a Roma per presentare Crimson Peak, nuovo horror firmato da Guillermo Del Toro e atteso nella nostre sale il 22 ottobre.
Nel film interpreta Thomas Sharpe, affascinante baronetto che conquisterà il cuore della giovane e ingenua Edith Cushing (Wasikowska), sposandola e portandola con sé nella tenebrosa residenza di famiglia in Inghilterra, dove abita con l’inquietante sorella Lucille (Jessica Chastain).

È davvero il classico esempio di gentleman inglese, Hiddleston, esattamente come Sharpe nel film: «È un personaggio molto complesso», dice l’attore: «È un uomo elegante, sofisticato e carismatico, anche se si sente colpevole. Prova una forte vergogna. Ma è proprio questa sua forte vulnerabilità che gli permette di ritrovare un rinnovato coraggio quando le cose si fanno critiche».
Anche lui si è preparato al ruolo con una formazione prettamente letteraria, proprio come Mia Wasikowska: «Guillermo voleva che la mia ispirazione per Crimson Peak fosse letteraria. Così ho letto molti romanzi gotici, come Il Castello di Otranto di Walpole. In quei libri c’è sempre questa figura misteriosa che attrae un’ingenua ragazza. Le mia è quindi un’ispirazione romantica-ottocentesca, anche se alla fine di una giornata di riprese Guillermo mi ha detto che gli ricordavo Peter Cushing».

Romantico, però, non solo nei modi ma anche nell’aspetto: «Dovevo incarnare l’eroe Byroniano, “il bel tenebroso”. Infatti per il film ho visionato diversi dipinti, anche dello stesso Byron, e mi sono dovuto tingere i capelli», rivela Hiddleston: «Guillermo voleva che dessimo vita alla passione e alle emozioni dei nostri personaggi. Personalmente, da attore, credo che il mio lavoro sia di curiosità e fantasia. Mi piace molto la ricerca e l’impegno fisico nell’abitare un personaggio. Si tratta di misurare la natura umana nella sua interezza. È una sorta di gioco psicologico, e io amo interpretare ruoli diversi perché adoro abitare i miei personaggi». Nonostante l’arduo compito, però, Hiddleston confessa che uscire poi dai panni di un personaggio non è affatto difficile: «Onestamente è quasi un obbligo. Il compito dell’attore è quello di sembrare veritiero in un ambito fittizio. Se piango, fisicamente lo faccio davvero, ma non lo sento a livello emozionale. Dopo aver recitato, torno nella realtà».

Dopo Crimson Peak, Hiddleston afferma di essere molto eccitato per il suo futuro lavorativo: «È stata da poco presentata al TIFF la trasposizione di High Rises di Ballard, e a breve sarò in The Night Manager per la BBC, tratto da un romanzo di John le Carré. E poi c’è ovviamente Kong: Skull Island, in cui interpreterò un eroe sfacciato. È un avventuriero, un personaggio molto diverso da quelli che ho fatto finora, perché non è danneggiato emotivamente, interiormente. È spensierato, generoso ed eroico». Infine, per quanto riguarda Loki, l’attore taglia corto e ammette: «Onestamente non so se Loki farà parte del mio futuro. Non ho sentito la Marvel e non so che piani abbiano al riguardo. Posso però dirmi lusingato di aver catturato l’immaginazione di così tante persone. E in fondo, da attore, è proprio questo che vuoi: che il pubblico si affezioni a te e viceversa, quindi è una gran bella cosa».

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