E’ bravissimo a fare capriole in aria, senza appoggiare le mani per terra. Avanti, indietro, di lato. Una dopo l’altra. Sembra un acrobata, o un ballerino di breakdance. Anzi, non “sembra”: è un ballerino, professionista. Prima di approdare a Hollywood ha trascorso tre anni sul palco del Victoria Palace Theater di Londra, dove ha messo in scena la versione dal vivo di Billy Elliot. Da bambino era più interessato alla danza che alla recitazione e quel patrimonio di capacità acrobatiche continua a essergli molto utile. Quelle capriole sono state infatti decisive per fargli ottenere la parte dell’Uomo Ragno in Spider-Man: Homecoming, terza incarnazione in pochi anni dell’eroe adolescente della Marvel, che dal 6 luglio in Italia e dal 7 negli Usa riporterà al cinema uno dei due o tre personaggi più amati della storia del fumetto. Eppure, a vederlo in maglietta e jeans sul set del film, ad Atlanta, Tom Holland lo scambieresti in realtà per il ragazzino addetto alla macchina del caffè: tutto sommato piccolo per la sua età, magrolino, passa facilmente inosservato. Ma quando riappare, indossando la mitica tuta rossa e blu, tutto cambia. Sul set è una giornata speciale, è la giornata in cui Peter Parker impara ad arrampicarsi sui muri, e questo ragazzo dai modi cordiali, nato a Kingston upon Thames nel 1996, dimostra di saperci fare. È agile come un gatto e a guardarlo muoversi ci si può perfino dimenticare che è solo finzione, che un essere umano non è in grado di arrampicarsi su un muro liscio. L’affinità di Tom al giovane Parker quando è in jeans e maglietta, e all’agile supereroe quando indossa la tuta, è realmente emozionante. «Ho mandato un video al casting in cui facevo una capriola in aria, all’indietro, e dicevo: “Ciao, sono Tom Holland”. Poi facevo una capriola da un lato e dicevo: “Sono di Londra”. Poi una capriola in avanti e: “Vorrei tanto fare l’Uomo Ragno”. Devo aver fatto colpo».

Come hai scoperto di essere stato ingaggiato?
«Non ci crederai, ma è stato scorrendo Instagram».

In che senso?
«Sul sito di Marvel c’era scritto: “Scopri chi è il nuovo Spider-Man”. Ho cliccato e ho realizzato di essere io. Sono impazzito».

E poi cosa è successo?
«È successo che quando ho indossato la tuta per la prima volta, in Captain America: Civil War, sono passato dal sentirmi il re del mondo a percepire tutta la pressione di un ruolo del genere».

Come l’hai superata?
«Il mio insegnante di recitazione mi ha suggerito un trucchetto. Quando ti senti sotto pressione, trasforma il tuo nervosismo in entusiasmo, diceva. E io sono davvero tanto tanto entusiasta, non si vede?».

Interpreti Peter Parker a 15 anni, e tu ne hai 21…
«Per certi versi mi sento più un quindicenne che un ventunenne. Mi hanno dato un ruolo da teenager perché sono meno sviluppato dei miei coetanei».

Tanto è vero che ti sei potuto iscrivere, sotto falso nome, a una scuola americana…
«Indovinate come mi sono fatto chiamare?».

Peter Parker?
«Ci sei andata vicino: Ben Parker. Ho frequentato una scuola del Bronx, per vivere sulla mia pelle le dinamiche degli istituti americani. Nessuno sapeva chi fossi e ho dovuto camuffare il mio accento inglese. È stato davvero interessante. Le scuole a Londra sono molto diverse. Laggiù ero abituato a indossare un’uniforme in classe e non mi era mai capitato di sedere accanto a ragazze, durante le lezioni. È stato utile per capire il liceo moderno, elemento molto presente nel nostro film».

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Foto © Columbia Pictures/Marvel Studios/Pascal Pictures

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