Tra i film della seconda giornata del Torino Film Festival è d’obbligo una menzione per Into the Abyss, il documentario del maestro Werner Herzog dedicato ad un tema controverso e molto sentito dal regista come la pena di morte. Herzog incontra, pochi giorni prima dell’esecuzione, il detenuto Michael Perry, condannato a morte per l’omicidio di Sandra Stotler. Le numerose testimonianze dirette di persone implicate nel caso – dall’investigatore incaricato delle indagini al complice di Michael, Jason Burkett, condannato all’ergastolo, fino alla guardia carceraria colpita da esaurimento nervoso dopo aver assistito a 120 esecuzioni – sono alternate al suggestivo racconto visivo dei “luoghi della morte”: dalle stanze preparatorie, ai cimiteri affollati dai condannati alla pena capitale.

Come era lecito attendersi da una personalità complessa come Herzog, il suo film non si fa mai fagocitare dai pensieri personali di contrarietà alla pena di morte e quello che emerge è un quadro complesso e multiangolare, forse solo troppo insistito sotto l’aspetto emozionale delle testimonianze. Ma tutto pare essere funzionale al racconto di un Texas dove è impossibile crescere senza il senso della morte e della devianza sociale addosso, dove Dio è onnipresente ma più per giustificare tanta disperazione che per un vero atto di fede, e dove tutto è contemplabile, anche la pena di morte.  “Ma la pena di morte serve?” si domanda in conclusione Herzog, “non è una cosa da antico testamento?”

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