Small Town Murder Songs

La redenzione è un’idea costante del cinema americano. Trasversale ai generi e alle estetiche li attraversa portando vigore e profondità al racconto, come nel caso di Small Town Murder Songs, piccolo gioiello canadese, tra le migliori cose passate al Torino Film Festival. E come nel precedente This Beautiful City, è l’ispirazione fornita dall’ascolto di un album, Small Town Murder Scene, dei FemBots a fornire al regista Ed Gass-Donnelly (anche produttore e montatore del film) l’immaginario visivo per questo suo atipico giallo ambientato in Ontario, interpretato da un Peter Stormare (John Abruzzi nella serie Prison Break) in autentico stato di grazia.

Fulcro delle vicende, un improvviso omicidio di una giovane donna, che sconvolge la quiete cittadina e la cui soluzione è chiara sin dalle prime indagini. Costruito su blocchi di sequenze intervallate da break musicali altamente suggestivi, Small Town Murder Songs spolpa austeramente il genere fino alle sue più essenziali componenti, relegando l’indagine a mero contesto e concentrandosi interamente sul suo protagonista Walter, alla ricerca della pacificazione, dopo un passato di violenza e prevaricazione. La stessa violenza che, subita sulla sua pelle, lo aiuterà nella risoluzione del caso. Dalle sue azioni passate e future filtra tutto il campionario umano di una comunità costruita intorno alle confessioni religiose, quella mennomita e quella cattolica, che giocano un ruolo determinante nel film di Ed Gass-Donnelly.

The Bang Bang Club

E’ stato anche il giorno di The Bang Bang Club che illustra il caso di quattro foto-reporter bianchi nel Sudafrica del 1994, devastato dal caos e dagli ultimi ruggiti di Apartheid, prima dell’avvento di Mandela. Cinema di puro contenuto, il film di Steven Silver, segue con divizia di particolari il percorso dei quattro, supportati dalla photo editor Robin, nel porre all’attenzione internazionale il clima di anarchia e violenza di Soweto, immediatamente successivo alla scarcerazione di Mandela. Film civile a cui manca un po’ di mordente, ma che sopperisce con l’urgenza del narrato.

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