È come un cruciverba: vanno riempite tutte le caselle. Da quando è scoppiata la moda del mockumentary (ovvero “finto documentario”) horror – nel 1999, con The Blair Witch Project – il genere ha fatto tutto il giro dei mostri cinematografici: streghe, alieni giganti (Cloverfield), rapimenti (Il quarto tipo), fantasmi (Paranormal Activity), vampiri (Vampires, in questi giorni al Torino Film Festival, è un falso servizio giornalistico sulla vita di una tranquilla famiglia di succhiasangue), ripresi e montati come se facessero parte della nostra quotidianità.

È l’uovo di Colombo: nell’epoca di YouTube e degli smartphone nulla risulta più credibile di un filmato amatoriale, e la paura – in sala – ci guadagna. Ecco quindi che il mosaico si completa ulteriormente, con l’arrivo del primo mockumentary sugli esorcismi. Prodotto da quel burlone di Eli Roth (il papà di Hostel), The Last Exorcism racconta la storia di un predicatore senza fede, che ha messo in piedi un business niente male: gira l’America fingendo di guarire da possessioni demoniache contadini ingenui e facilmente suggestionabili.

Scopriamo tutti i suoi trucchi da ciarlatano, un vero e proprio set di effetti speciali portatili, proprio quando si appresta ad affrontare il suo ultimo viaggio.  Peccato che stavolta si trovi di fronte una bambina che sembra davvero conciata male.  Ma allora il diavolo esiste davvero?
The last exorcism, da oggi nelle sale, è presente anche al Torino Film Festival nella sezione Rapporto Confidenziale dedicata al cinema horror.  Un’ottima occasione per regalarsi qualche piacevole brivido invernale.

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