Saranno i grandi successi di Raffaella Carrà la colonna sonora speciale dell’apertura della 38a Torino Film Festival, in programma dal 20 al 28 novembre. I brani della “Raffa Nazionale” sono infatti protagonisti della commedia musicale Ballo Ballo (Explota Explota), esordio del regista uruguaiano Nacho Álvarez, scelto dal festival come film di apertura. E poiché mai come quest’anno c’è bisogno di sorrisi che riconcilino il pubblico con il cinema e con la sala, il Torino Film Festival, diretto da Stefano Francia di Celle, ha deciso anche di chiudere il suo programma con una commedia, ovvero Un anno con Godot (Un Triomphe) del regista francese Emmanuel Courcol.

Ballo Ballo: la musica di Raffaella Carrà come simbolo di libertà

Raffaella Carrà è un’icona non solo fra i confini nazionali, ma anche in Spagna, dove nel 1976 approdò in tv con la mitica trasmissione La hora de Raffaella. Francisco Franco era morto da pochi mesi, la Spagna aveva voglia di rinascere nel segno della democrazia: Raffaella, coi suoi balletti e i suoi costumi sgargianti, divenne subito simbolo di libertà. Ballo Ballo di Nacho Álvarez, una coproduzione italo-spagnola di Indigo Film con Rai Cinema, è ambientato pochi anni prima del suo arrivo, quando ancora imperava la censura dei costumi. La protagonista, Maria (Ingrid García-Jonsson), è una ragazza piena di vita e voglia di libertà, che ha appena abbandonato il suo promesso sposo all’altare. Ha una grande passione per la danza e il sogno di diventare una star della televisione: con un colpo di fortuna, riesce a entrare nel corpo di ballo di un programma di successo e lì si innamora di Pablo, figlio del censore televisivo Celedonio. Ma i due decidono di andare contro ogni regola, e lo fanno accompagnati dalle hit di Raffaella Carrà, in un turbinio di musiche e di coreografie in technicolor. «Con Ballo Ballo vorrei rendere omaggio, con uno sguardo latinoamericano, a quella straordinaria donna che gli italiani sono così fortunati ad avere», dichiara il regista Nacho Álvarez. «Questo film è un inno alla libertà e alla gioia di vivere, due cose che purtroppo quest’anno abbiamo perso ma che è tempo di ritrovare»

Un anno con Godot: la storia vera dei detenuti che debuttano a teatro

Un anno con Godot, prodotto da Dany Boon (Giù al Nord) e Robert Guédiguian e distribuito in Italia da Teodora, è ispirato a una storia vera. Kad Merad interpreta un attore che, per sbarcare il lunario, accetta di tenere un seminario in carcere e decide di mettere in scena in un vero teatro, con i detenuti più talentuosi, Aspettando Godot di Samuel Beckett. Tra mille difficoltà inizia così una straordinaria avventura umana, con un finale imprevisto. «I detenuti protagonisti, pur essendo “lontani anni luce da Beckett”, come dice uno di loro, si rivelano in realtà più vicini all’universo di Aspettando Godot di quanto si possa immaginare», afferma il regista Emmanuel Courcol, «illuminando con la loro esperienza quotidiana i temi universali dell’assenza e dell’attesa».

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