Torna dietro la macchina da presa Alexander Payne a sette anni da Sideways – In viaggio con Jack, aggiungendo un altro uomo in crisi esistenziale, dopo i ritratti di Paul Giamatti (in Sideways appunto) e di Jack Nickolson in A proposito di Schmidt.  Questa volta è toccato a  George Clooney interpretare un personaggio a un bivio: il suo Matt King, protagonista di in The Descendants è stretto tra due decisioni forti, lavorative ed emozionali, ma entrambe connesse. La moglie, con cui il rapporto era in lenta ed inesorabile agonia, si ritrova in coma irreversibile dopo un incidente in mare, lasciandolo con due figlie che deve imparare a capire e gestire e costretto a fronteggiare verità scomode sul suo rapporto, dove aleggia lo spettro di un tradimento nemmeno lontanamente immaginato. Contemporaneamente, alcuni appezzamenti di terra hawaiani di cui è affidatario per conto della sua famiglia, devono essere venduti al più presto; una decisione inseparabile dai nuovi turbamenti che attraversano la vita di Matt.

“Lo so, sette anni dal mio ultimo film sono davvero molti” racconta Payne, che abbiamo incontrato al Festival di Torino, “ma il tempo è passato molto velocemente. L’anno dopo Sideways è stato disastroso perché ho divorziato e ho dovuto cambiare casa. Come se non bastasse ho subito anche un intervento chirurgico. Poi ho speso più di due anni a scrivere la sceneggiatura di un’opera molto ambiziosa che non ho ancora realizzato (una satira sul sovraffollamento mondiale momentaneamente accantonata, NdR) e mi sono dedicato abbondantemente alla produzione. Quindi posso dire di che sono stato comunque molto indaffarato”. Come lo è adesso, visto che Payne ha già pronti due nuovi film che girerà entro un anno, uno dei quali (Fork in the Road) ci ha accennato essere un road movie in bianco e nero.

Coerentemente al percorso registico di Payne, The Descendants è un film di attori e paesaggi, con un commento sonoro molto minimale che non invade mai la scena e un crescendo interiore tutto affidato ai suoi interpreti. Se Clooney è la star indiscussa del film, a sorprendere è la grande naturalezza delle due figlie interpretate da Shailene Woodley (la teenager arguta e arrabbiata Alexandra) e Amara Miller (la piccola e disorientata Scottie) il cui talento è stato omaggiato senza remore da Payne che dichiara “non avevo mai lavorato prima con un’attrice giovane come Amara (10 anni, NdR) e se già normalmente non mi passa nemmeno per la mente di essere un regista che dà indicazioni pedisseque agli attori, in questo caso la libertà assoluta era ancora più necessaria. Alla fine è una questione di fortuna. Si tratta di scegliere il volto giusto per il tuo personaggio e ringrazio gli dei del cinema per avermi fatto incontrare queste due splendide ragazze, che hanno un dono naturale: la spontaneità, ovvero quella dote che ti permette di elaborare una tua idea di recitazione arrivando da sola ad ogni livello emotivo del film”.

Ma anche Clooney è ovviamente nel cuore del regista che confessa: “ho sempre voluto lavorare con George, tanto che avevo pensato a lui anche per Sideways, ma poi ho reputato il personaggio non adatto alle sue doti. Così appena ho iniziato a lavorare sulla sceneggiatura, Clooney è stata l’unica scelta possibile. Volevo vederlo alle prese con un ruolo diverso dai personaggi che è solito interpretare; un uomo che che si risveglia emotivamente e riprende coscienza. Grazie alla sua intelligenza, George ha dato un grande apporto in termini di vulnerabilità del suo personaggio. E poi mentre la gran parte delle star vivono una popolarità sempre provvisoria, lui è sempre sulla cresta dell’onda e questo di certo aiuta”.

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