Ricomincio da me

A tre anni di distanza da Ruth & Alex il regista britannico Richard Loncraine torna a raccontare l’amore della terza età con Ricominciò da me, titolo originare Finding your feet, letteralmente “ritrovare se stessi”. A ritrovare se stessa ci deve pensare Sandra (Imelda Stauton), signorotta dell’alta borghesia inglese, lady d’alta classe, che in occasione della festa per il pensionamento del marito scopre che questo la tradisce da cinque anni con la sua migliore amica.
Distrutta dalla scoperta Sandra si rifugia da sua sorella maggiore Bif (Celia Imre), sessantenne single e alternativa, che non vede da più di dieci anni. Dopo qualche difficoltà iniziale ad ambientarsi nei sobborghi popolari di Londra Sandra riscoprirà la sua passione per il ballo, abbasserà le difese, si disferà delle sovrastrutture borghesi (e delle scarpe col tacco) e arriverà a innamorarsi dell’eccentrico restauratore Charlie (il grande Timothy Spall).

Scelta bizzarra quella di aprire il Festival di Torino con il film di Loncraine, commedia romantica divertente ma convenzionale, racconto di formazione tardiva, ben girato e ben recitato, ma senza sorprese. Non che lo spunto – essere lasciati all’alba della terza età e doversi reinventare – non sia stimolante, l’anno scorso sempre qui a Torino lo stesso concept era dietro a uno dei film migliori della selezione, Le cose che verranno, il film di Mia Hansen-Love che esplorava le tematiche del tempo, dell’abbandono e della riaffermazione di sé in maniera toccante e originale; ma qui si ha la sensazione di osservare qualcosa di già visto.

Non aiuta poi che solo qualche mese fa sia passato in sala Appuntamento al parco, dove Diane Keaton e Brendan Gleeson interpretavano gli stessi caratteri qui attribuiti a Stauton e Spall. Insomma, non c’è nulla da rimproverare al film, gli attori sono giusti per i ruoli, la mano del regista è sicura, nello script di Nick Moorcroft e Meg Leonard c’é qualche battuta che farà ridere di gusto il pubblico e i più sensibili avranno occasione di versare qualche lacrima, ma al netto della retorica sul “non è mai troppo tardi” e sull’importanza dell’essere fedeli a se stessi, del film tra qualche anno rimarrà solo una sbiadito ricordo e la domanda fatidica: ma perché quell’anno hanno aperto così il Torino Film Festival?

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