Londra, epoca vittoriana, tardo Ottocento. La scienza medica arranca dietro a vetusti luoghi comuni: perfino l’esistenza dei germi sembra un’idea eccentrica e senza fondamento. Il giovane dottor Granville (Hugh Dancy), passa di studio medico in studio medico, e viene puntualmente liquidato per le sue teorie all’avanguardia. Trova infine accoglienza presso un collega più anziano (Jonathan Price), eminente specialista nel campo dell'”isteria femminile”, termine sotto cui raccoglie senza criterio “Ninfomania, Frigidità, Ansia e Malinconia”, affermando compiaciuto che “più della metà delle londinesi ne sono afflitte”.

La cura unica proposta dal luminare consiste in un “massaggio meticoloso e deciso della parte più delicata del corpo femminile”, un rimedio che dispensa come uno sciroppo, mentre asserisce convinto che “l’unica forma di piacere femminile, può derivare dalla penetrazione dell’organo maschile”. Approvata da uno stimato professionista e vestita di termini medici, la pratica ne viene socialmente legittimata e il suo ambulatorio è sempre pieno. La conseguenza è che, a forza di somministrare la cura, il suo assistente – il Dr. Granville – si ritrova con la sindrome del tunnel carpale. Urge trovare un palliativo meccanico…

Potete ufficialmente raccogliere tutte le commedie americane mainstream degli ultimi 12 mesi – sboccate per quanto lo consente il linguaggio, e vuote per quanto lo consente la fisica – e tirare lo sciacquone: se c’è da scherzare sul sesso, molto meglio rivolgersi agli inglesi. Hysteria forse è in ritardo sui tempi, con le sue basilari rivendicazioni femministe, ma non si fa scrupolo di andare con brutale entusiasmo al nocciolo del problema: ovvero che ogni questione sociale è prima di tutto, e freudianamente, una questione di fisiologia corporea.

Nel film il “diritto al piacere” è infatti il vessillo di rivendicazioni politiche più ampie: la figlia dell’esperto in isteria (Maggie Gyllenhaal), uomo conservatore e proto-capitalista, gestisce una scuola pubblica mendicando prestiti tra le famiglie dell’alta società e impegnando i gioielli della madre. Ed è l’unica che considera l’attività del padre per quello che è davvero: un bordello per ricche signore. Per questo il senso della sua battaglia si racchiude in una sorta di socialismo edonista: l’orgasmo deve essere cosa per tutte, e perché ciò accada l’unica via sono il benessere e la consapevolezza.

I piani di lettura non si esaurirebbero qui, ma lo spazio stringe. Hysteria garantisce un’ora e mezza di intrattenimento intelligente, mezza dozzina di gag di Rupert Everett (nel ruolo dello scienziato amico di Granville che brevetta l’invenzione) da restarci secchi, e lo sdoganamento in grande stile di uno strumento di piacere che ha ancora il potere di risvegliare antichi tabù (ne avete mai visto una pubblicità in TV?). Non l’avevamo ancora detto: stiamo parlando del vibratore.

Sotto, il trailer di Hysteria:

http://youtu.be/AaCJF0ys_0I

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