Rampart, il titolo del film con Woody Harrelson e Robin Wright Penn presentato ieri al Festival di Toronto, è un nome che a un italiano non dice granché. Eppure per gli americani è tristemente famoso: si tratta di una divisone dell’Unità Antibande della polizia di Los Angeles, nata negli anni ’90 per contrastare il fenomeno delle gang di strade. A pochi anni dalla sua nascita, la divisione Rampart divenne oggetto del più grosso scandalo che avesse mai colpito la polizia losangelina: non solo abuso di potere (falsificazione delle prove, falsa testimonianza, violenze sistematiche sui sospetti), ma anche, per contrasto, fenomeni di collusione con le bande stesse, con quotidiani episodi di spaccio e rapina a mano armata.

«Ho passato molto tempo con alcuni poliziotti prima di girare il film», ci racconta Woody Harrelson in un club del centro di Toronto. «Ero in macchina con loro e ogni tanto si creavano queste situazioni surreali per cui durante un’azione io uscivo dall’auto e la gente mi riconosceva». Harrelson, nel film, interpreta uno dei poliziotti della Rampart, una testa calda piena di cattive abitudini che, quasi per contrappasso, si ritrova con una ex-moglie lesbica, una figlia ribelle e anarchica, e una fidanzata (Robin Wright Penn) che di mestiere tira fuori di prigione i criminali che lui e i suoi colleghi hanno maltrattato.

«In polizia ci sono un 80% di bravi ragazzi, ma è chiaro che si parla solo dell’altro 20%». Il film segue la progressiva discesa agli inferi del protagonista, le cui bravate rischiano di costargli contemporaneamente la famiglia, il lavoro e la fidanzata. Eppure, come in una sorta di versione aggiornata e più compassionevole del Cattivo Tenente, il personaggio di Harrelson non è mai descritto come un violento senza speranza, quanto piuttosto come un uomo confuso e un po’ infantile, in balia di se stesso e dei propri umori, disperatamente attaccato ai suoi affetti. «Non so perché mi affidino questi ruoli da duro, se vedeste come mi trattano le mie figlie pensereste che non fanno proprio per me».

Effettivamente, a vedere Harrelson dal vero, gentile e tranquillo, spesso preda di buffe risate fuori tempo, con una larga camicia a quadri rosa pastello, la mente corre più facilmente all’art director gay di GQ interpretato in Friends with Benefit. Il film, scritto dal regista Over Moverman (lo stesso di Oltre le regole – The Messenger, sempre con Harrelson) insieme con James Ellroy, uno che di storie di corruzione della polizia se ne intende, non ha per ora una distribuzione italiana, nonostante un evidente potenziale commerciale. Staremo a vedere.

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