A quindici anni dal bell’adattamento cinematografico realizzato da Mike Figgis con protagonisti Saffron Burrows e Peter Mullan, Liv Ullmann ha scelto di riportare al cinema Miss Julie, capolavoro teatrale di Strindberg. Un trio d’attori di assoluta eccezione come Jessica Chastain, Colin Farrell e Samantha Morton impersonano gli unici tre personaggi in scena, impegnati in un gioco al massacro fisico e psicologico in cui vengono coinvolti una giovane di ricca estrazione sociale, la sua governante e il maggiordomo della casa in cui vivono.

Il film della Ullmann parte in maniera sorprendentemente cinematografica: l’attenzione alla composizione cromatica delle inquadrature, il gioco di luci sui volti degli attori, la bellezza dell’uso della profondità di campo – soprattutto nei primi piani – rendono l’incipit preziosissimo a livello visivo. Anche la direzione degli attori è perfetta: Jessica Chastain è un concentrato di bravura e sensualità trattenuta, Colin Farrell contenuto ed equilibrato, la Morton spalla perfetta per i due veri protagonisti. Man mano che la storia procede, però, ci si accorge che poco a poco la Ullmann inizia a perdere presa sul ritmo della storia, lasciando che la natura teatrale dell’operazione prenda il sopravvento. Ecco allora che il ritmo rallenta pesantemente, le psicologie iniziano a essere urlate invece che sussurrate (o meglio ancora suggerite), gli attori iniziano a recitare come se dovessero farsi sentire fino alle ultime file di un reale teatro.

Il film diventa teatro filmato, pesante da seguire e troppo sopra le righe per convincere realmente. Un’idea di adattamento che avesse cercato di rendere Strindberg più contemporaneo sarebbe probabilmente dovuta partire da una riduzione del testo capace di condensare idee e discorsi in un linguaggio più preciso. Rallentato da tutto questo, anche a livello estetico Miss Julie perde l’appeal che era riuscito a creare in partenza. L’unità di luogo della cucina, in cui si svolge la stragrande maggioranza della vicenda, si trasforma in una prigione per gli spettatori, intrappolati in una narrazione poco fluidache non mantiene ciò che sembrava promettere all’inizio.

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