Dopo la buona accoglienza internazionale de Il padre dei miei figli e Un amore di gioventù la trentatreenne parigina Mia Hansen-Løve partecipa a questa edizione del Toronto International Film Festival col suo progetto senza dubbio più ambizioso. Attraverso la storia di Paul, giovane talentuoso che va incontro al suo sogno di diventare un DJ, la regista racconta la nascita della corrente musicale del Garage nella Francia di inizio anni ’90. Quella che ha segnato il successo internazionale dei Daft Punk, tanto per intenderci.

Seguendo le gesta comunissime di un ragazzo qualunque, con le sue delusioni amorose, la tendenza alle droghe, l’incapacità di gestire il denaro nonostante il successo ottenuto, Eden si dimostra fin dalle primissime scene un film improntato secondo una notevole sensibilità, soprattutto nelle scene in cui avrebbe facilmente potuto cadere nell’eccesso. La volontà e la capacità di raccontare invece un personaggio molto umano nella sua semplicità e nelle sue debolezze creano un’empatia di sicura efficacia. Se Paul si rivela un piccolo grande genio della scena musicale tecno nella sua Parigi, al contrario nella vita privata è un giovane che procede per tentativi, sbagliando e soprattutto lasciandosi troppo spesso trascinare dagli eventi.

C’è molta verità nel modo di fare cinema della Hansen-Løve, e questo film lo conferma. In più, ovviamente, c’è la rappresentazione di un panorama musicale che ha fuso con grande armonia la commercialità con l’ispirazione artistica, producendo suoni di enorme impatto. I momenti in cui Paul e l’altro componente dei Cheers si esibiscono dentro discoteche più o meno affollate sono musicalmente raffinati e insieme cinematograficamente puliti, mai esagerati. La forza del film sta dunque nel mettere in scena ciò che avviene dietro il luccichio del successo, la vita di tutti i giorni di chi si ritrova ad essere famoso ma rimane ugualmente una persona comune, con tutto ciò che questo comporta.

Delicato, a tratti davvero intimo, Eden conferma il talento introspettivo della Hansen-Løve, una delle autrici più interessanti venute fuori dagli ultimi anni di cinema europeo, sicuramente più di altre maggiormente osannate dalla critica con dubbio merito.

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