Quando si decide di costruire un film fin dalle sue fondamenta addosso a un attore istrionico quale è da sempre Billy Murray, si corre incontro al rischio di scatenare il “tipo fisso” che da sempre interpreta, e che di conseguenza la sua personalità fagociti tutto il resto. St. Vincent di Theodore Melfi è scritto, diretto, montato e musicato apposta perché Murray risalti in tutta la sua innata simpatia. E ciò, ovviamente, avviene. L’attore nei panni del burbero e fannullone Vincent McKenna regala una prova di indubbia efficacia. Allo stesso tempo però non riesce a irretire lo spettatore, o meglio a sorprenderlo con qualcosa di nuovo. In poche parole, Bill Murray fa’ il Bill Murray, il che è divertente ma non certo originalissimo. Lasciato libero di riempire il personaggio senza apparentemente alcuna limitazione, in alcune scene sembra andare un po’ troppo sopra le righe, sfiorando pericolosamente il confine della macchietta. Murray è un attore comico innato, non ha bisogno di dimostrarlo. Quando invece ci sorprende con prove di sottigliezza più elegante o serafica compostezza, ecco che la sua arte risplende. Anche se In St. Vincent diverte, non è certo questo il caso in cui lavora in sottrazione, tutt’altro. Alla fine a risaltare di più sono i bravissimi attori che gli stanno accanto: una Melissa McCarthy madre apprensiva e dolcissima, un Chris O’Dowd prete logorroico e sboccato, una Naomi Watts lap dancer russa incinta e sboccata, soprattutto l’esordiente Jaeden Lieberher, fresco e assolutamente spontaneo.
Senza proporre al pubblico nulla di nuovo, St. Vincet racconta in maniera spigliata e ironica una storia di riscatto e solidarietà tra esseri umani del tutto differenti tra loro. Confezionato con il ritmo giusto e con un paio di situazioni comiche sinceramente ispirate, il film di Melfi si dimostra intrattenimento leggero alternando anche qualche momento più dolceamaro. Peccato per una climax finale troppo smaccato e costruito in maniera eccessivamente meccanica. In questo caso a mancare è un buon guizzo di sceneggiatura nel portare tutti i personaggi al prevedibile confronto finale.

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