«Un mix di intuizione e geometria»: Christopher Nolan parla del suo cinema
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«Un mix di intuizione e geometria»: Christopher Nolan parla del suo cinema

In un intervento al Tribeca Film Festival il regista ha chiarito alcune posizioni sulla creazione artistica

«Un mix di intuizione e geometria»: Christopher Nolan parla del suo cinema

In un intervento al Tribeca Film Festival il regista ha chiarito alcune posizioni sulla creazione artistica

«Una combinazione di intuizione e geometria», al Tribeca Film Festival Christopher Nolan parla al pubblico del suo cinema, della creazione artistica e del suo modus operandi. «Non scrivo una storyline», ha affermato, «lavoro in modo intuitivo e disegno molti diagrammi strada facendo. Mi aiuta molto pensare alle acqueforti di Escher, per esempio: mi dà un senso liberatorio trovare un modello matematico o scientifico. Disegno e faccio diagrammi che possano illustrare il movimento o il ritmo che sto cercando».

Alla componente più razionale e matematica si aggiunge anche una controparte più intuitiva: «il mio editing è frettoloso, cerco di catturare un pensiero all’istante, di cogliere un’energia: è qualcosa di impressionista e istintivo. Non penso molto, ma sento molto.»

Le origini creative vanno cercate indietro nel tempo, quando realizzava in Super 8 piccoli film ispirati a Star Wars, poi, la consapevolezza di ciò che avrebbe voluto essere dopo la visione di Alien e di Blade Runer di Ridley Scott, che hanno dato il là alla sua carriera da regista e che, oggi, guardandosi indietro, gli fanno dire ai giovani aspiranti registi di «non aspettare di fare il grande film, ma di raccontare una storia con la macchina da presa, perchè potrebbe essere proprio quella la grande occasione».

Infine, Nolan si è schierato per la salvaguardia del cinema come mezzo, soprattutto alla luce dell’evoluzione del digitale: «molto cinema è oggi guidato da motivazioni economiche, e questo costituisce un pericolo: io giro per catturare un’immagine e per preservarla, ed è importante che i registi possano avere sempre questa possibilità di misurarsi con questa realtà. Vorrei che le scelte passassero in primo luogo dal regista e non dalle mani di produttori o degli Studios: mi batterò sempre perchè questa capacità di tenere le redini di un film non si perda».

Fonte: Variety

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