«Troppo inquietante per il pubblico»: questo horror del 2005 si apre con questa frase. E ha ragione
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«Troppo inquietante per il pubblico»: questo horror del 2005 si apre con questa frase. E ha ragione

Non è tra i film più sanguinolenti di sempre, ma difficilmente riuscirete a togliervelo dalla testa

«Troppo inquietante per il pubblico»: questo horror del 2005 si apre con questa frase. E ha ragione

Non è tra i film più sanguinolenti di sempre, ma difficilmente riuscirete a togliervelo dalla testa

un'immagine del film horror Noroi

Uscito nel 2005, Noroi – The Curse è uno di quei film che dimostrano quanto gli horror found footage possano essere disturbanti. Sebbene non goda della stessa fama di pietre miliari come Cannibal Holocaust, The Blair Witch Project o Paranormal Activity, questo ispirato film firmato dal maestro Kōji Shiraishi ma riesce a raggiungere un livello di disturbante credibilità che persino gli iconici titoli appena citati faticano a eguagliare. Una dichiarazione d’intenti messa in chiaro fin dall’inizio del film, con l’incipit che recita “Questo documentario è ritenuto troppo inquietante per una visione pubblica“.

Con ogni probabilità Noroi – The Curse non può essere considerato il found footage più sanguinolento in circolazione, eppure è proprio questa “moderazione” a renderlo ben più disturbante di tanti altri horror espliciti. Grazie a un uso sapiente del linguaggio documentaristico, a una tensione che non accenna mai a calare e a un finale memorabile, il film di Shiraishi è una visione imprescindibile per chiunque ami il genere. Qui il soprannaturale non viene mai sbattuto in faccia allo spettatore, ma serpeggia sottotraccia, costante ma sottile, abbastanza credibile da insinuarsi nella mente di chi guarda il film. 

La storia si concentra su Masafumi Kobayashi (Jin Muraki), regista e protagonista di un documentario intitolato The Curse. Sin dai primi minuti scopriamo che Kobayashi è scomparso misteriosamente, e ciò che stiamo per vedere è il materiale che stava girando poco prima. Kobayashi indaga su presunti casi di attività paranormali e intervista svariati testimoni oculari. Molti di questi iniziano tuttavia a sparire o a morire poco dopo, con Kobayashi che comprende di essere sempre più vicino all’oscurità… fino a diventarne un bersaglio.

Una delle intuizioni più riuscite di Shiraishi è quella di trasformare il regista in un personaggio chiave della sua stessa opera – seguendo lo stesso approccio di noti registi documentaristi come Michael Moore e Werner Herzog – ma immergendolo in una narrazione dove la posta in gioco è letale. Questa scelta dona al racconto un senso di prossimità e vulnerabilità, perché Kobayashi non è solo un narratore, ma un testimone diretto di ciò che accade, e alla fine una vittima.

L’efficacia di Noroi sta anche nei dettagli: il cameraman Miyajima, personaggio a tutti gli effetti, riprende con reazioni credibili, i segmenti televisivi sono ricostruiti alla perfezione e gli effetti speciali, usati con parsimonia, colpiscono proprio perché rari. Gli intervistati balbettano, esitano, si interrompono come persone reali, e le imperfezioni video o audio aumentano il senso di realismo senza sembrare difetti. Ogni frammento visivo e sonoro sembra pensato per far sembrare la storia plausibile, pur senza mai perdere il controllo del ritmo narrativo.

Il film attinge a piene mani al folklore giapponese, popolato di fantasmi, demoni e presenze che preferiscono insinuarsi nella psiche piuttosto che aggredire frontalmente. Come i classici Ringu e Ju-on, Noroi – The Curse punta sul terrore psicologico e sulla tensione costante più che su sangue e viscere. Questa radice culturale si percepisce in ogni inquadratura: rituali, leggende, superstizioni e divinità vendicative affondano le loro radici nella tradizione e conferiscono al film un’identità ben distinta.

Proprio  la regia gioca inoltre con l’osservazione passiva. Spesso, sullo sfondo, accade qualcosa di sinistro che i personaggi non notano, e quando l’orrore si manifesta apertamente, lo fa con immagini difficili da dimenticare: spiriti deformi ricoperti di feti, animali sacrificati nella foresta, riti antichi che culminano in un crescendo claustrofobico nella casa di Kobayashi.

Il mistero principale trova una risposta, ma non tutte le domande vengono risolte. Noroi: The Curse chiude in modo magistrale, bilanciando un climax potente con un’inquietudine persistente che lascia il sospetto che il male sia ancora là fuori. È proprio questa ambiguità a renderlo tanto memorabile: lo spettatore, dopo i titoli di coda, rimane con la sensazione che ciò che ha visto non sia del tutto finito. Un gioiello del J-horror e un classico moderno del found footage, capace di disturbare oggi tanto quanto nel 2005.

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: Xanadeux Company

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