[SPOILER]: se non avete ancora visto il sesto episodio o la seconda stagione di True Detective, non proseguite nella lettura.

Non dev’essere stato facile per Nic Pizzolatto. Il successo che ha trasformato la prima stagione di True Detective in uno dei più grandi fenomeni televisivi degli ultimi anni ha messo lo showrunner nella condizione di dover fare il bis a tutti i costi. Gli applausi di critica e pubblico al lavoro fatto dall’autore, Fukunaga, McConaughey e Harrelson erano sì dovuti, ma col senno di poi si sono rivelati un boomerang. Perché ora la stampa americana non le manda a dire al serial HBO: prendiamo, per esempio, l’articolo di Tim Goodman, firma di The Hollywood Reporter, che parte dal sesto episodio della seconda stagione per attaccare la serie su tutti i livelli, scrittura in primis.

A suo dire non funziona nulla quest’anno, con gli attori costretti a perdersi in dialoghi senza senso e in scelte sbagliate solo per il gusto di aumentare la drammaticità della narrazione. I personaggi? Costruiti malissimo. Per non parlare dei colpi di scena, prevedibili a chilometri di distanza. La frase che racchiude il punto di vista di Goodman è questa: «Se scegli di ricorrere all’orgia, vuol dire che sei davvero a corto di idee». Il riferimento è alla scena di sesso di gruppo mostrata nel sesto episodio, in cui Ani (la poliziotta interpretata da Rachel McAdams) si infiltra in uno dei festini dove gli uomini più potenti della California si intrattengono con prostitute e droga (di questi incontri se ne parla sin dal pilot). «Quando si guarda un’orgia al cinema e in tv si presuppone sia sexy o quanto meno stuzzicante. Quella di True Detective non è niente di tutto questo». Un forzato espediente per risollevare in qualche modo una storyline che fa acqua da tutte le parti, insomma.

In parte è vero, sebbene in questo caso specifico l’essere sexy non fosse lo scopo della scena, che invece intendeva svelare il passato traumatico della poliziotta attraverso piccoli flashback, allucinazioni lynchiane che hanno fatto intuire un passato di abusi sessuali. Ma l’attacco alla scrittura, sinora, è condivisibile: la chiave perché i nuovi episodi funzionassero stava nel saper bilanciare vite, personalità e problematiche dei quattro personaggi di McAdams, Kitsch, Farrell e Vaughn. Cosa che a due episodi dalla conclusione non sembra essere riuscita. È un caos generale di parole (si parla tantissimo) e psicodrammi che sta appesantendo parecchio la serie, ancora in attesa della svolta che la faccia decollare seriamente (a poco sono serviti gli scatti d’ira di Velcoro o la sparatoria alla fine della quarta puntata, a oggi il momento più alto della stagione).

Ancora due settimane e potremo maturare un giudizio definitivo.

Fonte: THR

 

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